Il linguaggio del bebé

Il linguaggio del bebé

 

LA PSICOLOGA PRESENTA

Rubrica mensile a cura della dott.ssa Giuditta Pieti che ogni mese tratterà un tema di interesse specifico dall’infanzia alla preadolescenza.

Per approfondire o chiedere un parere via mail: giuditta.pieti@gmail.com   oppure studiOrienta

 

Per la rubrica mensile su temi legati allo sviluppo psicologico e sociale del bambino, dall’infanzia all’adolescenza,  propongo d’interrogarci insieme sulle tematiche del linguaggio nei primi mesi di vita del bambino.

Come capire il vostro nuovo nato?

I primi mesi di vita sono considerati  essenziali per lo sviluppo della personalità. Ma l’ansia generata da questo periodo e che ricade soprattutto sul ruolo materno genera problemi di comprensione di sé, del proprio ruolo e di quello del figlio che deve essere accolto.

Fame, caldo, freddo sono bisogni primari, ma anche coccole, attenzione,  AMORE, sono esigenze altrettanto forti e indispensabili a una crescita sana ed equilibrata. Non è facile entrare in rapporto e dare senso a ciò che esprime un esserino che comunica con segni rudimentali, ma fondamentali, i suoi bisogni.

Cosa gli piace, cosa non gli piace, cosa vuole, cosa lo impaurisce? Sono le domande che si pongono i genitori.

Spunti su cui riflettere in particolare per chi si trova di fronte al primo figlio. Ma ogni neonato è un mondo a sé. E allora,  perché -si chiede il genitore- quel che andava bene per il primo figlio, non funziona col secondo, o col terzo?

Come posso trovare il modo di comunicare con un neonato indeterminato, indifeso e a volte disperato?

Uscito letteralmente da un’esperienza sconvolgente come quella del parto,  con una madre che può sentirsi inadeguata, il piccolo bebè è “frastornato” dal passaggio da una situazione di benessere percepito a una di sconvolgimento da sensazioni nuove. D’altro canto, la madre ha effettivamente bisogno di sostegno per superare il senso di precarietà di fronte al primo figlio o di inadeguatezza se vi sono altri figli da gestire insieme al nuovo arrivato.

Per semplificare gli aspetti di relazione materno-infantile col neonato, possiamo riferirci a un rapporto reciproco, ma asimmetrico e tanto più asimmetrico, quanto meno è facile comprendersi.

Ma cominciamo a cogliere gli elementi fondamentali che ogni madre può percepire.

Le paure del neonato:

-paura di cadere al di fuori dell’involucro che lo conteneva nell’utero materno e quindi bisogno di contenimento e rassicurazione tra le braccia, ma anche rannicchiandosi in un angolo del lettino;

-paura di morire di fame:: il neonato  avverte letteralmente “i morsi della fame” che sono placati dal latte.

Donald  Winnicott,  pediatra e psichiatra esperto dell’infanzia afferma che il ruolo materno nei primissimi tempi di vita del neonato è quello di pensare per lui, finché non imparerà man mano a farlo da solo.

Le diverse sfumature di pianto, linguaggio fondamentale e primario, possono indicare alla figura materna il “senso” della richiesta del bambino. Che non significa rispondere a queste richieste in modo indiscriminato e totalmente succube. Lo stesso Winnicott parla della madre “ideale”, come una madre sufficientemente buona, che insegna, attraverso il suo rapporto di fiducia in se stessa e col figlio, i primi gradi di autonomia, consistenti nella separazione da un tutt’uno soffocante e condizionante alla dipendenza futura.

La fiducia e l’amore sono alla base di una costruzione della personalità che si delineerà fin da subito nei suoi caratteri fondamentali.

La fame placata, il freddo riscaldato, la paura calmata sono le prime forme per riconoscere e rispondere alle emozioni autentiche del neonato ed evitare che si trasformino in rabbie furibonde e ri-sentimenti che incideranno in un futuro come sentimenti provati invano.

 

di Giuditta Pieti

Psicoterapeuta individuale e di gruppo