“Pensaci prima, è meglio” una campagna dedicata ai futuri genitori

“Pensaci prima, è meglio” una campagna dedicata ai futuri genitori

Il ministero della Salute ha promosso di recente “ Pensaci prima, è meglio “, questo il nome della campagna informativa online contenente alcuni consigli per proteggere la salute delle future mamme e dei futuri papà oltre che del nascituro. Si tratta di informazioni, ribadisce il Ministero, che non sostituiscono però i consigli, il parere, la visita, la prescrizione del medico.

Queste le tre regole base:

1. aver cura della propria salute riproduttiva e sessuale fin dall’infanzia, per evitare che patologie o comportamenti scorretti e dannosi possano compromettere la fertilità futura;

2. assumere acido folico per ridurre i rischi di alcune patologie congenite prima del concepimento o se si programma una gravidanza;

3. se si programma una gravidanza o si aspetta un bambino fare il test Hiv. Se risulti sieropositiva potrai migliorare il tuo stato di salute e ridurre moltissimo il rischio di trasmettere l’infezione al nascituro con il trattamento antiretrovirale, il parto cesareo e l’allattamento artificiale.

Ognuna di queste tre regole viene approfondito in un capitolo ad hoc.

Fertilità

Dispareunia

La fertilità è un bene da tutelare e preservare sin dall’infanzia. Non tutti sanno che banali infezioni contratte in infanzia e giovane età, se trascurate, possono comportare conseguenze negative a lungo termine sulla fertilità. Il fumo, l’obesità o l’eccessiva magrezza, diverse sostanze ambientali, la sedentarietà e perfino l’eccessiva attività fisica sono alcuni tra i principali fattori di rischio modificabili, capaci di influenzare la salute sessuale e riproduttiva di un individuo. Ogni donna nasce con un numero predefinito di cellule uovo (riserva ovarica) che, con il passare del tempo, si riduce fino ad esaurimento. Per questo motivo la fertilità delle donne diminuisce a partire dai 30 anni con un calo molto significativo dopo i 40.

Una coppia che dopo un anno di rapporti regolari e non protetti non riesce a concepire è in genere considerata infertile. Non bisogna dimenticare, però, che una non trascurabile percentuale di coppie riesce ad avere un figlio dopo due anni di tentativi, per cui molti preferiscono parlare di infertilità dopo 24 mesi (secondo i criteri della Organizzazione Mondiale della Sanità). Complessivamente, l’infertilità riguarda circa il 15% delle coppie. Le cause dell’infertilità sono numerose e di diversa natura. Per alcune di esse si può intervenire con diagnosi tempestive, cure farmacologiche e terapie adeguate, ma anche con la prevenzione e l’informazione. Nel corso degli ultimi anni si è registrato un incremento delle patologie acute e croniche della sfera riproduttiva. Tra queste, le malattie infettive sessualmente trasmissibili, comuni per donne e uomini, sono tra le maggiori cause di infertilità maschile e femminile.

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Tra le donne sono aumentate alterazioni tubariche, malattie infiammatorie pelviche, fibromi uterini, endometriosi, alterazioni ormonali e ovulatorie. Tra gli uomini aumentano invece le condizioni che alterano la produzione ormonale, riducono il testosterone e modificano la struttura e la funzione del testicolo, come varicocele, criptorchidismo, malformazioni genitali, infiammazioni testicolari, patologie prostatiche. Sono in aumento anche i nuovi fattori di rischio dell’infertilità, quali l’obesità, i disturbi del comportamento alimentare, l’abuso di alcool, fumo e droghe, il doping nelle palestre e gli interferenti endocrini ambientali, come i derivati delle plastiche e degli idrocarburi.

Acido Folico in gravidanza… prima è meglio!

Minestrone

Acido folico e folati sono vitamine del gruppo B, note anche con il nome di vitamina B9. La parola deriva dal latino folium, foglia. Fu l’americano Mitchell, negli anni Quaranta, il primo ad usare il termine “acido folico” per indicare sostanze estratte da foglie di spinaci rivelatesi efficaci contro alcuni tipi di anemia. è importante distinguere tra acido folico e folati. Questi ultimi sono composti naturalmente presenti negli alimenti, mentre l’acido folico è la molecola di sintesi presente nei supplementi vitaminici e negli alimenti arricchiti con queste vitamine.

I folati devono essere necessariamente introdotti attraverso l’alimentazione, in quanto il nostro organismo li produce solo in quantità molto limitate. L’acido folico e i folati sono coinvolti nella sintesi di molecole importanti come il DNA, l’RNA e le proteine. Sono essenziali, quindi, per tutte quelle cellule che nel nostro organismo vanno incontro a processi di differenziazione e rapida proliferazione, come ad esempio le cellule del sangue e della pelle e sono particolarmente importanti durante la formazione dell’embrione, quando si sviluppano e si differenziano i primi abbozzi degli organi.

Una carenza di queste vitamine può determinare forme di anemia e aumentare il rischio di gravi malformazioni fetali, come i difetti del tubo neurale (tra cui spina bifida, anencefalia e encefalocele) ed altre malformazioni, in particolare alcune difetti congeniti cardiovascolari, malformazioni delle labbra e del palato (labiopalatoschisi), difetti del tratto urinario e di riduzione degli arti. Secondo il sistema di sorveglianza europeo delle anomalie congenite EUROCAT (European surveillance of congenital anomalies) ci sono, in media, 20 casi di malformazioni congenite ogni 1.000 nati.

Per scoprire l’importanza dell’acido folico –> leggi il nostro articolo!

Un’alimentazione ricca in frutta, verdura e legumi, contenenti folati, può contribuire a ridurre l’incidenza delle malformazioni congenite, ma la sola alimentazione non è sempre sufficiente a coprire il fabbisogno quotidiano in folati e, se si programma una gravidanza, è necessario integrare la dieta con compresse di acido folico. Numerosi studi hanno dimostrato che un’adeguata assunzione di acido folico è efficace nella prevenzione primaria dei difetti del tubo neurale e di altre malformazioni congenite permettendo una riduzione del rischio fino al 70%.

10 cose da sapere sul test Hiv

sistema immunitario

1. Il test dell’Hiv è effettuato nel rispetto delle garanzie di confidenzialità e riservatezza. La legge 135 del 1990 stabilisce che gli operatori sanitari debbano adottare tutte le misure per la tutela della riservatezza della persona

2. è un prelievo di sangue o di saliva. Nel caso del test rapido salivare puoi avere la risposta dopo soli 20 minuti

3. Il test è indicato dopo rapporti sessuali (vaginali, anali e orali) non protetti dal preservativo. L’infezione non dà sintomi oppure i sintomi sono talmente aspecifici da non potere permettere l’identificazione della patologia se non con il test, che ricerca gli anticorpi anti-Hiv e/o l’antigene P24.

4. Effettuato dopo 3 mesi (periodo finestra) dall’ultimo comportamento a rischio il test fornisce una diagnosi certa. Durante il periodo finestra è possibile trasmettere il virus pur non risultando positivo al test.

5. Si esegue negli ospedali e nei laboratori dei centri diagnostici, pubblici o privati autorizzati, non necessariamente specializzati in malattie infettive.

6. Può essere effettuato senza l’impegnativa del medico curante e in modo gratuito. In alcuni centri diagnostici l’accesso al test è diretto senza necessità di presentare la richiesta del medico di base. L’esenzione dal ticket è regolata dal decreto legislativo n. 124 del 1998. Il codice di esenzione, da annotare sulla ricetta, per queste prestazioni è B01.

7. Ti permette di essere consapevole del tuo stato di salute. Se risulti sieropositivo (hai contratto l’Hiv) puoi prendere subito le misure più adeguate per combattere il virus. Se risulti sieronegativo (non hai contratto l’Hiv) sarai più attento ad evitare i comportamenti a rischio

8. Previene il diffondersi dell’Hiv. Se sai di essere positivo al test Hiv, puoi evitare di trasmettere l’infezione al partner negativo seguendo una terapia antiretrovirale e usando il preservativo durante i rapporti sessuali

9. Consente un trattamento terapeutico precoce dell’eventuale infezione. La terapia antiretrovirale è fondamentale per prevenire lo sviluppo dell’Aids e mantenere bassi i livelli di virus circolante per lunghi periodi

10. è importante se stai programmando una gravidanza o aspettando un bambino. Se sei sieropositiva puoi trasmettere l’infezione al tuo bambino durante la gravidanza, il parto o con l’allattamento al seno. La terapia antiretrovirale alla madre durante la gravidanza e al neonato, nelle prime sei settimane di vita, riduce moltissimo il rischio di infezione, così come il parto cesareo e l’allattamento artificiale.

I testi sono stati curati in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità, Numero verde Aids e Infezioni sessualmente trasmessse.