Donne al lavoro

Sono molti gli interrogativi e i dubbi sulle problematiche del lavoro, che assillano le donne durante la gravidanza e nei mesi successivi alla nascita. Il mestiere di mamma ha cercato di fare chiarezza su queste questioni che, sovente, sorgono da una scarsa conoscenza dei propri diritti.

Di seguito sono riportati ritagli della direttiva in materia.

La legge

mamma_lavoroLa legge 1204 del 1971 stabilisce il divieto di licenziamento in caso di gravidanza, il diritto di astenersi dal lavoro ed il riconoscimento del trattamento economico.

Queste disposizioni “si applicano alle lavoratrici, comprese le apprendiste, che prestano la loro opera alle dipendenze di privati datori di lavoro, nonchè alle dipendenti dalle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, dalle regioni, dalle province, dai comuni, dagli altri enti pubblici e dalle società cooperative, anche se socie di queste ultime”.

Se si viene licenziate durante la maternità.

“La lavoratrice, licenziata nel corso del periodo in cui opera il divieto, ha diritto di ottenere il ripristino del rapporto di lavoro mediante presentazione, entro novanta giorni dal licenziamento, di idonea certificazione dalla quale risulti l’esistenza, all’epoca del licenziamento, delle condizioni che lo vietavano”.

In caso di mobbing, cioè se il datore di lavoro, o i colleghi, inducono la lavoratrice, attraverso atteggiamenti discriminanti (ad esempio si può essere dequalificate pesantemente, o sistemate in scrivanie rivolte al muro, senza telefono nell’impossibilità di lavorare, o subire continui e infondati richiami), E’ possibile presentare ricorso, al fine di ottenere per legge una reintegrazione nel posto di lavoro e/o un risarcimento del danno.

Ricordate che la maternità non è un handicap, ma un valore sociale, pertanto le donne che si ritrovano a lavorare in aziende che le penalizzano in quanto tali, possono contare, oltre che sulle direttive vigenti, anche su validi alleati, come i centri di consulenza, istituzioni di supporto e informazione sulle troppe e diverse problematiche dell’universo femminile.

Il ritorno al lavoro.

Chiariti gli aspetti legali della condizione di mamma lavoratrice, non ci resta che soffermarci sulle problematiche emotive connesse alla condizione donna-mamma. Il periodo di simbiosi che le donne vivono durante la gravidanza non si esaurisce con la nascita, ma prosegue anche durante i primi mesi di vita (e spesso anche oltre). E’ normale, dunque, che nel momento in cui si deve ritornare al lavoro e si affronta il primo distacco dal proprio figlio, insorgano paure ed ansie.

In questi casi è importante che vi sia organizzazione, quindi bisogna organizzarsi per tempo, ad esempio scegliendo accuratamente la persona che si dovrà occupare del piccolo, inoltre si consiglia di iniziare a preparare il bambino al distacco con brevi separazioni, al fine di mostrargli che anche se la mamma si è allontanata alla fine ritorna sempre da lui.

Inoltre non bisogna negare il dispiacere, ma è utile riuscire a comprendere che le sensazioni provate al momento del rientro al lavoro appartengono ad un momento passeggero, ma soprattutto che il legame totale dei primi tempi è comunque destinato a svanire, poichè per il bambino, imparare a sopportare la momentanea assenza della mamma è una conquista fondamentale per la sua crescita.

Infine ricordate che c’è una persona che ha un ruolo molto importante a livello organizzativo e con cui potete e dovete condividere i dubbi e le preoccupazioni: il papà . Troppo spesso, le donne/mamme sentono di essere le uniche responsabili dei propri figli, ed anche se ad oggi c’è una crescente partecipazione e collaborazione a livello familiare da parte degli uomini, la nostra realtà è ben lontana da quelle in cui i genitori si occupano in egual misura della crescita e dell’educazione dei propri figli.

Dunque, tenete presente che, per affrontare l’ansia prodotta dal rientro al lavoro, ma non solo, in tutto ciò che riguarda il bambino e la serenità , il coinvolgimento paterno è fondamentale.

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