Si chiama “baby blues” la malinconia dopo il parto

Ogni anno in Italia 80 mila donne si ammalano di depressione prima e dopo il parto, e solamente una su quattro riceve il giusto trattamento. Ciò significa che 60 mila donne affrontano da sole tale malattia.

Il fenomeno si presenta con modalità e sintomi più o meno importanti, che non vanno drammatizzati se tendono ad affievolirsi e nello stesso tempo non vanno trascurati se invece interferiscono a lungo e in modo pesante con la vita ripresa di una vita normale.

baby-bluesOltre il 70 per cento delle madri, nei giorni immediatamente successivi al parto, manifestano sintomi leggeri di depressione, in quella forma che il pediatra e psicoanalista inglese Donald Winnicott ha denominato “baby blues”, con riferimento allo stato di malinconia (“blues”) che la caratterizza. Si tratta di una reazione piuttosto comune dopo il parto, i cui sintomi includono crisi apparentemente immotivate di pianto, irritabilità, inquietudine e ansietà che in genere si affievoliscono nel giro di pochi giorni. Il baby blues è uno stato fisiologico, non deve spaventare.

Il “baby blues” non è depressione post partum

Sono più gravi e duraturi i sintomi della “depressione post-partum” che possono perdurare anche per un intero anno e che presentano: indolenza, affaticamento, esaurimento, disperazione, inappetenza, insonnia o sonno eccessivo, confusione, pianto inconsulto, disinteresse per il bambino, paura di far male al bambino o a se stessa, improvvisi cambiamenti di umore.

Non ci sono ancora spiegazioni definitive riguardo alle cause del fenomeno, anche se numerosi studi imputano l’apparizione della “depressione post-partum” a cambiamenti ormonali nella donna, più in particolare nel calo del livello degli estrogeni e del progesterone. Ci sono però molti altri fattori che concorrono alla comparsa della “depressione post-partum”, soprattutto di origine psicologica, legati agli eventi immediatamente successivi al parto, come il cambiamento dell’aspetto fisico, del ruolo in ambito sociale e professionale, il timore per le nuove responsabilità.

Come prevenire la depressione post-partum

Pur essendoci delle cause naturali, legate alla fisiologia della donna, è possibile prevenire o quantomeno attenuare le manifestazioni della depressione post-partum agendo soprattutto a livello psicologico, sia da parte della madre che di chi le sta attorno.

Per quanto riguarda la neomamma può essere molto utile, ad esempio, limitare i visitatori nei giorni del rientro a casa dopo il parto, dormire nelle stesse ore in cui dorme il neonato, seguire una dieta adeguata evitando eccessi e l’assunzione di eccitanti come alcol e caffè, chiedere aiuto quando se ne sente il bisogno, mantenere i contatti con amici e familiari, rafforzare il rapporto con il partner e soprattutto cercare di essere consapevoli che la situazione che si sta vivendo, con i suoi alti e bassi, esaurirà le sue manifestazioni negative nell’arco di pochi giorni.

Se necessario, se cioè i sintomi riscontrati sono di entità maggiore che non quelle di un semplice “baby blues”, la depressione post-partum va affrontata in modo differente a seconda del tipo e della gravità dei sintomi. In questo caso è bene rivolgersi al proprio medico e affidarsi ai suoi consigli.

Rebecca Blues un progetto per le neomamme

La depressione durante la maternità è stato il tema al centro del convegno scientifico internazionale che si è svolto di recente a Roma, in Campidoglio, organizzato da Strade Onlus e dalla Fondazione Rebecca.

In quella occasione stato lanciato il progetto Rebecca Blues (www.rebeccablues.com), che offre alle neomamme un’applicazione scaricabile gratuitamente per smartphone e tablet, realizzata per rafforzare il rapporto tra medico e paziente. Con essa le donne possono interagire con specialisti, ma anche con altre donne nella propria situazione fisica e psicologica.

Le donne incinte e tutte le mamme che lo vorranno potranno iniziare un percorso di formazione, monitoraggio, autodiagnosi e supporto in stretto contatto con il proprio medico, appositamente formato. Il programma, pensato su scala nazionale, partirà dall’Ospedale San Camillo di Roma.

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