Cenerentola

Cenerentola di Jakob e Wilhelm Grimm

La moglie di un uomo molto ricco si ammalò e, quando sentì avvicinarsi la fine, chiamò al capezzale la sua unica figlia e le disse: “Bimba mia, sii sempre docile e buona, così il buon Dio ti aiuterà. Io ti guarderò dal cielo e ti sarò vicina.” Chiuse gli occhi e morì.

Ogni giorno lei e il padre andavano alla sua tomba, a portarle i fiori. La neve ricoprì la tomba di un bianco manto e, quando il sole della primavera l’ebbe tolto, l’uomo prese di nuovo moglie.

La donna aveva due figlie, che andarono a vivere nella casa dell’uomo. Esse erano cattive e dispettose; belle e bianche in viso, ma brutte e nere di cuore. Per la figliastra cominciarono giorni molto tristi. “Quella stupida oca, buona a nulla” dicevano spesso “dovrebbe stare in salotto con noi? Chi mangia il pane deve guadagnarselo: fuori, sguattera!” Le tolsero i suoi bei vestiti, le fecero indossare una vecchia palandrana grigia e un paio di zoccoli. “Guardate la principessa com’é agghindata!” esclamarono deridendola, mentre la accompagnavano in cucina. Là dovette sgobbare da mattina a sera: si alzava prima che faceva giorno, portava l’acqua, accendeva il fuoco, cucinava e lavava. Per giunta, le sorelle gliene facevano di tutti i colori: la schernivano, le versavano ceci e lenticchie nella cenere, sicché doveva raccoglierli uno ad uno. La sera, dopo tante fatiche, non andava a letto ma si coricava nella cenere, vicino al focolare. Siccome era sempre sporca e impolverata, la chiamavano Cenerentola.

Un giorno, il padre decise di recarsi alla fiera e chiese alle figliastre che cosa dovesse portare loro. “Vestiti”, disse la prima. “Perle e gemme”, aggiunse la seconda. “E tu, Cenerentola?” le chiese “cosa vuoi che ti porti?”. “Babbo, il primo rametto che vi urta il cappello sulla via del ritorno, coglietelo per me.” Così egli comprò vestiti, perle e gemme per le due figliastre; sulla via del ritorno, mentre cavalcava per un verde bosco, un ramo di nocciolo lo sfiorò e gli fece cadere il cappello. Colse il rametto e, giunto a casa, lo diede a Cenerentola. Cenerentola lo ringraziò, andò alla tomba della madre, lo piantò e pianse tanto, che le lacrime lo innaffiarono. Il rametto crebbe e divenne un albero. Cenerentola ci andava tre volte al giorno, piangeva e pregava; ogni volta che vi si posava un uccellino bianco, esprimeva un desiderio, perché si avverasse.

Il re diede una festa, che doveva durare tre giorni. Invitò tutte le belle ragazze del paese, perché suo figlio potesse scegliersi la sposa. Le due sorellastre, quando seppero che vi avrebbero partecipato, entusiaste, chiamarono Cenerentola e le dissero: “Pettinaci, spazzola le scarpe e assicura le fibbie: andiamo a ballare alla festa del re.” Cenerentola ubbidì ma piangeva, perché sarebbe voluta andare anche lei al ballo e pregò la matrigna di permetterglielo. “Tu, Cenerentola” disse “così sporca e impolverata, vorresti venire? Non hai né vestiti, né scarpe e vorresti danzare?” Cenerentola insisteva e la matrigna finì col dirle: “Ti ho rovesciato nella cenere un piatto di lenticchie; se in due ore le sceglierai tutte, verrai anche tu.

La fanciulla andò nell’orto dietro casa e chiamò: “Colombelle mie, e voi, tortorelle, e anche voi uccellini tutti del cielo, venite e aiutatemi a scegliere le lenticchie: quelle buone me le date, le cattive le mangiate.” Dalla finestra della cucina entrarono due colombe bianche, le tortorelle e tutti gli uccellini del cielo. Si posarono intorno alla cenere. Le colombelle annuirono e tutti insieme raccolsero i grani buoni nel piatto. Non era passata neanche mezz’ora, che avevano già finito e volarono tutti via. La fanciulla, tutta contenta, portò i piatti alla matrigna. Credeva di  poter andare anche lei al ballo ma la matrigna le disse: “No Cenerentola, è inutile: tu non vieni, non hai vestiti e non sai ballare. Ci faresti sfigurare”. Così detto, le voltò le spalle e se ne andò con le sue due figlie.

Rimasta sola, Cenerentola andò alla tomba della madre e gridò: “Scrollati piantina, stammi a sentire: d’oro e d’argento mi devi coprire!” L’uccello, allora, le preparò un abito d’oro e d’argento, insieme a scarpette d’argento e di seta. Cenerentola li indossò e andò a nozze. Le sorelle e la matrigna non la riconobbero e pensarono che fosse una principessa sconosciuta, tanto era bella nell’abito d’oro, così ricco. A Cenerentola non pensarono affatto: la credevano a casa nel sudiciume.

Il principe le venne incontro, la prese per mano e ballò con lei. Non volle danzare con nessun’altra. Non le lasciò mai la mano e, se un altro la invitava, diceva: “E’ la mia ballerina.

Cenerentola danzò fino a sera, poi volle andare a casa. “ Ti accompagno a casa” le disse il principe, volendo sapere da dove venisse la fanciulla ma ella scappò e balzò nella colombaia. Aspettò che arrivasse il padre e gli disse: “La fanciulla è saltata nella colombaia.” Il vecchio pensò: “Che sia Cenerentola?”. Si fece portare accetta e piccone per abbattere la colombaia, ma dentro non c’era nessuno.

Cenerentola era saltata velocemente fuori dalla colombaia ed era corsa al nocciolo. Si era tolta le belle vesti e le aveva deposte sulla tomba. Aveva indossato la sua palandrana grigia e, una volta in casa, si era distesa nella cenere in cucina, mentre un lumino ardeva a stento nel focolare.

Il giorno seguente, quando la festa ricominciò e i genitori, con le sorellastre, uscirono, Cenerentola andò al nocciolo e gridò: “Scrollati piantina, stammi a sentire: d’oro e d’argento mi devi coprire!”. L’uccello le preparò un abito ancora più superbo del primo. Quando comparve alla festa, tutti rimasero colpiti dalla sua bellezza. Il principe l’aveva aspettata: le prese la mano e ballò per ore con lei. Quando la invitavano gli altri, diceva: “Questa è la mia ballerina.

La sera, la fanciulla se ne andò. Il principe la seguì per vedere che direzione avesse preso ma ella fuggì veloce nell’orto dietro casa, si arrampicò sul pero, svelta come uno scoiattolo. Il principe non sapeva dove fosse sparita. Aspettò che arrivasse il padre e gli disse: “La fanciulla mi è sfuggita. Credo si sia arrampicata sul pero.” Il padre pensò: “Che sia Cenerentola?”. Si fece portare un’ascia e abbatté l’albero, ma sopra non vi era nessuno. Quando entrarono in cucina, Cenerentola giaceva, come sempre, sulla cenere.

Il terzo giorno, quando i genitori e le sorelle se ne furono andati, Cenerentola tornò sulla tomba della madre e disse: “Scrollati piantina, stammi a sentire: d’oro e d’argento mi devi coprire!”. L’uccello le fece avere un vestito sfarzoso e lucente, come non ne aveva mai visti. Le scarpette erano tutte d’oro.

Quando comparve alla festa, tutti rimasero senza parole nel vederla. Il principe ballò tutta la sera con lei. Quando arrivò sera, Cenerentola se ne andò e il  principe volle accompagnarla, ma ella fuggì così rapida, che non riuscì a seguirla. Nella fuga perse la sua scarpetta sinistra, perché rimase appiccicata sulla scala, che il principe aveva fatto spalmare di pece. La prese in mano: era piccola, elegante e d’oro.

La mattina seguente andò dal padre di Cenerentola e disse: “Sarà mia sposa colei che potrà calzare questa scarpina d’oro.” Le due sorelle si rallegrarono, perché avevano un bel piedino.

La maggiore volle provarla davanti alla madre e andò con la scarpina in camera sua. La scarpetta era troppo piccola e il pollice proprio non le entrava. La madre, allora, prese un coltello e disse: “Tagliati il dito: quando sarai regina, non avrai più bisogno di andare a piedi.” La fanciulla si tagliò il dito, strinse il piede nella scarpa, contenne il dolore e raggiunse il principe, trionfante. Partirono insieme sul cavallo.

Quando passarono davanti alla tomba, vicino al nocciolo, due colombelle gridarono: “Volgiti, volgiti, guarda la sposina: ha sangue nella scarpina. Per il suo piede è troppo stretta, la vera sposa è ancora in casa che t’aspetta.” Egli le guardò il piede e vide il sangue sgorgare. Voltò il cavallo e riportò a casa la falsa fidanzata.

L’altra sorella provò ad infilare la scarpetta: andò nella sua camera e riuscì facilmente ad infilare le dita, ma il calcagno era troppo grosso. La madre le porse il coltello, dicendole: “Tagliati una parte del calcagno: quando sarai regina, non avrai più bisogno di andare a piedi.” La fanciulla seguì il consiglio della madre, strinse il piede nelle scarpa, contenne il dolore e raggiunse il principe, trionfante. Partirono insieme sul cavallo e andarono via.

Una volta vicini al nocciolo, le colombelle gridarono: “Volgiti, volgiti, guarda la sposina: ha sangue nella scarpina. Per il suo piede è troppo stretta, la vera sposa è ancora in casa che t’aspetta.” Egli le guardò il piede e vide il sangue sgorgare dalla scarpa, tingendo di rosso le calze bianche. Voltò il cavallo e riportò a casa la falsa sposa.

Neppure questa è la mia vera sposa” disse il principe e aggiunse: “Non avete altre figlie?”. “No” disse l’uomo, “c’è solo una piccola fanciulla, Cenerentola, figlia della mia moglie defunta ma è impossibile che sia la sposa.” Il principe pretese di vederla ma la matrigna intervenne: “No, non è possibile: è troppo sporca. Non può farsi vedere.” Egli pretese che fosse chiamata.

Cenerentola si lavò le mani e il volto, si inchinò davanti al principe, che le porse la scarpetta. Ella si mise a sedere, tolse il pesante zoccolo e la infilò: le calzava a pennello. Quando Cenerentola si alzò e il principe riconobbe la bella fanciulla con cui aveva danzato, esclamò: “Questa è la mia sposa!”.

La matrigna e le sorellastre, furiose, impallidirono. Cenerentola salì sul cavallo e si allontanò insieme al principe. Quando passarono vicino al nocciole, le colombelle gridarono: “Volgiti e guarda la sposina, non c’è più sangue nella scarpina. Il piedino calza in modo perfetto, porta la sposa sotto il tuo tetto.” Poi, scesero in volo e si posarono sulle spalle di Cenerentola, dove vi rimasero, una a destra e l’altra a sinistra.

Quando stavano per essere celebrate le nozze, arrivarono le sorellastre, che volevano ingraziarsi Cenerentola, per partecipare alla sua fortuna.

Quando la coppia entrò in chiesa, le sorellastre, false fino in fondo, si posizionarono a destra e l’altra a sinistra di Cenerentola. Le colombe cavarono un occhio a ciascuna. All’uscita, a ciascuna cavarono anche l’altro occhio. Per la loro malvagità nei confronti della povera fanciulla furono punite con la cecità per tutta la vita.

 

Jakob e Wilhelm Grimm

 

 

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