Rabbia

Quando il piccolo si arrabbia…

RabbiaRabbiaRabbia! Che sentimento difficile da gestire! Lo è per un adulto, figuriamoci per un bambino. E, allora, quando nostro figlio si arrabbia, noi siamo impreparati: c’è chi ignora la manifestazione del piccolo sperando che si plachi (o forse per non dare il via ad una lotta) e chi invece risponde alle grida con le grida, per sfogarsi e ristabilire l’equilibrio.

rabbia

Anche se le sue manifestazioni, spesso, sono eccessive, la rabbia è un sentimento sano: rappresenta l’affermazione di sé ed ha lo scopo di lenire una sofferenza quando non si è in grado di affrontarla.

La rabbia è una delle ultime risorse che l’uomo ha per far fronte alle situazioni insopportabili, prima di arrendersi.

Far sbollire la rabbia è questione di tempo, psicologico sì ma anche biologico; non esiste una rabbia senza fine. Ma, non ne esiste nemmeno un solo tipo:

  • c’è la rabbia realistica, che ha lo scopo di distruggere la causa del malessere e raramente è esplosiva; è il caso delle liti tra bambini per un giocattolo.
  • c’è la rabbia narcisistica, quella causata da un dolore che acceca per l’umiliazione, il disprezzo, la mancanza di riconoscimento…; è la rabbia che affrontano le persone più timide quando non si vedono riconosciute doti e qualità.
  • infine, c’è la rabbia impotente, la più terribile, quella di chi non ha più alternative. La rabbia impotente è la più difficile da gestire, e prevede uno sfogo disperato, sia motorio che “urlato”. Il bambino scarica la sua tensione ma comunica anche un’estrema sofferenza. Il piccolo è cieco e sordo, e si placa solo quando tutte le energie sono esaurite; a volte, arriva a danneggiare se stesso, incapace di ascoltare chi lo vorrebbe consolare.

E noi che credevamo che la rabbia fosse solo rabbia!

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Conoscere i sentimenti del nostro bambino e le manifestazioni del suo disagio sono la chiave per gestire i momenti più difficili con armonia, comprendendone le cause e accettandole.

 

Fonte:

Un’emozione difficile da gestire. Paolo Roccato. Uppa 3/2013

Articolo a cura dell’Ost. Colombo Giulia

 

 

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