La riduzione del consumo di sale!

Tra il 16 e il 20 marzo 2015 cadrà la Settimana Mondiale per la Riduzione del Consumo di Sale che quest’anno ha, come obiettivo principale, la riduzione del consumo di sale nei bambini.

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L’eccesso di sale nella dieta dei più piccoli, fin dallo svezzamento, favorisce alterazioni a carico della parete dei vasi, che nel tempo condurranno allo sviluppo di patologie vascolari e contribuisce all’innalzamento precoce dei valori pressori, fino alla diagnosi conclamata di ipertensione. Inoltre, l’abitudine a consumare cibi molto sapidi, acquisita da piccoli, è difficile da eliminare negli anni successivi.

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Un consumo eccessivo di sale è fra le cause dell’insorgenza di gravi patologie cardio-cerebrovascolari, quali infarto del miocardio e ictus, correlate all’ipertensione, tumori, osteoporosi ed è fattore predisponente per la Malattia Renale Cronica.

La riduzione del consumo di sale, di conseguenza, rappresenta una fondamentale misura preventiva nel contenimento dei valori pressori fin dall’infanzia, proteggendo cuore, reni ed encefalo dalle alterazioni vascolari.

Secondo ricerche italiane, nello specifico, la riduzione del consumo medio da 10.8 g a 5.8 g permetterebbe, a sua volta, una riduzione del 23% degli ictus e del 17% delle malattie cardiovascolari.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, insieme alle autorità competenti dell’Unione Europea, sulla base di studi epidemiologici, osservazionali e trial clinici, raccomanda ai soggetti di età compresa fra i 10 e i 60 anni un consumo giornaliero di sale inferiore ai 5 g al giorno.

Secondo i risultati di due progetti promossi dal Centro per il Controllo delle Malattie, coordinati dal Ministero della Salute e presentati in data 12 marzo 2015, relativi alla popolazione adulta italiana di età 35-79, è emerso che negli uomini il consumo di sale è di 10.8 g al giorno, mentre nelle donne è di 8.4 g.

Nel campione nazionale, rappresentativo della popolazione di età compresa fra 8 e 11 anni, i valori medi di consumo sono risultati al di sopra delle raccomandazioni dell’OMS (7.4 g nei ragazzi, 6.7 nelle ragazze). Nella popolazione a rischio, le analisi effettuate su soggetti ipertesi dimostrano che oltre il 90% degli uomini e l’80% delle donne consuma più di 5 g al giorno di sale.

Nell’ambito del secondo progetto del Centro per il Controllo delle malattie, “Meno sale più salute”, a tre anni di distanza dagli Accordi tra il Ministero della Salute e le Associazioni dei Panificatori volti a ridurre il contenuto di sale nel pane, è stata registrata una diminuzione del 12% del consumo di sale nell’alimentazione (da 10.8 g a 9.5 g negli uomini; da 8.4 g a 7.4 g nelle donne): l’introito di sale rimane il doppio di quello raccomandato, ma l’iniziativa si dimostra valida per il conseguimento dell’obiettivo.

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Dopo la stipula, nel 2009, dei primi Protocolli d’intesa tra Ministero della Salute e Associazioni dei Panificatori Artigianali e Industriali (Federazione Italiana Panificatori, Assipan-Confcommercio, Assopanificatori-Fiesa-Confesercenti e Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari-AIIPA), le iniziative volte a ridurre il contenuto di sale nel pane sono aumentate, coinvolgendo le Regioni, per favorire l’adesione sul territorio dei panificatori artigianali, firmando nuovi accordi con l’industria alimentare (Associazione Produttori Pane Confezionato-APPC, Associazione Produttori Pasta Fresca-APPF, AIIPA Settore surgelati), per la riduzione del sale anche in altri prodotti e promuovendo programmi strutturati di comunità, per promuovere comportamenti salutari.

Il Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018, approvato il 13 novembre 2014, con Intesa Stato-Regioni, prevede, inoltre, fra gli obiettivi finalizzati a ridurre morbosità, mortalità e disabilità delle malattie non trasmissibili, anche la riduzione del consumo eccessivo di sale.
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L’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) ha elaborato un decalogo utile per ridurre il consumo di sale:

  1. sia a tavola che in cucina, diminuire la quantità di sale in modo graduale, “rieducando” la sensibilità gustativa a cibi meno sapidi;
  2. evitare di mettere la saliera a tavola; limitare, inoltre, il sale utilizzato per cucinare e per condire; preferire, in ogni caso, il sale iodato;
  3. non aggiungere sale nelle pappe dei bambini, almeno per tutto il primo anno di vita; limitare l’uso di condimenti alternativi contenenti sodio, come dado da brodo, senape, salsa di soia, ketchup;
  4. ricordarsi che il sale risveglia il gusto ed è indispensabile in cucina, ma che alcuni cibi non hanno bisogno di sale per essere buoni;
  5. consumare verdure crude o surgelate, piuttosto che in scatola;
  6. limitare il consumo di alimenti trasformati ricchi di sale (come snack salati, patatine in sacchetto, olive da tavola) e abituarsi a scegliere le alternative meno salate, se disponibili, leggendo attentamente l’etichetta nutrizionale dei prodotti;
  7. anche al ristorante, raccomandarsi che le portate siano poco salate;
  8. fare uso di spezie (come curry, peperoncino, zafferano, noce moscata, pepe) e di erbe aromatiche (come aglio, cipolla, basilico, prezzemolo, maggiorana, porro, timo, semi di finocchio) per insaporire i cibi e “ingannare” il palato; succo di limone e aceto, inoltre, sono utili per esaltare il sapore dei cibi stessi;
  9. per reintegrare i liquidi perduti con l’attività fisica, bere soltanto acqua;
  10. avvicinare il più possibile il proprio stile di alimentazione al modello mediterraneo che, essendo basato sul consumo di cibi freschi e minimamente trasformati, è naturalmente povero di sale.

L’Enciclopedia della sana alimentazione –> Leggi l’approfondimento

Una dieta ricca di frutta, verdura e legumi predispone, quindi, ad un minore consumo complessivo di sale. È bene evitare, poi, il consumo frequente di formaggi stagionati e insaccati, così come carne, pesce e altri alimenti in scatola, contenenti sale aggiunto. Consumare pane povero di sale è sempre consigliabile. Bere almeno un litro al giorno di acqua a basso contenuto di sodio, infine, è una mossa vincente.

La Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) sottolinea che “l’impegno individuale deve essere accompagnato da una strategia globale che richiede, a livello nazionale, la collaborazione dell’industria alimentare, la sensibilizzazione della popolazione attraverso campagne pubblicitarie, l’estensione dell’uso di etichette nutrizionali che indichino se il prodotto è a più basso o a più alto contenuto di sodio. Questa strategia è già stata applicata e ha prodotto iniziali risultati tangibili in diversi Paesi. Essa deve essere coniugata -aggiunge la SINU- con la lotta contro l’obesità infantile e contro l’improprio consumo di alcol, secondo lo spirito del programma Guadagnare Salute, promosso dal Ministero della Salute nel 2007 e tuttora operativo.

 

Per trovare altre utili informazioni e consigli, potete consultare i seguenti siti:

www.sinu.it;

www.menosalepiusalute.it;

www.worldactiononsalt.com.

 

Articolo a cura di Gloria Beatrice

 

 

 

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