Pollicino di Jacob e Wilhelm Grimm

C’era una volta, molto tempo fa, un povero contadino, che una sera se ne stava seduto, vicino al focolare, ad attizzare il fuoco, mentre sua moglie filava la lana. “Com’è triste, moglie mia, non aver bambini!” disse, sospirando, “E’ così silenziosa casa nostra! Dagli altri, invece, c’è sempre tanta confusione e tanta allegria!”. “Sì caro” rispose la donna, “anche se fosse uno solo, piccolissimo, non più grande di un pollice, ne sarei già contenta. Gli vorremmo un gran bene!”.

La donna cominciò a stare male e, dopo sette mesi, diede alla luce un bambino, perfettamente sano ma non più grande di un pollice. Essi dissero: “E’ proprio come lo abbiamo desiderato! Sarà il nostro caro figlioletto” e, per la statura, lo chiamarono Pollicino.

Pollicino

Non gli fecero mai mancare il cibo, ma il bimbo non crebbe e rimase piccolo tanto quanto lo era al momento della nascita. Aveva uno sguardo intelligente e, ben presto, si dimostrò un ometto attento e giudizioso, che riusciva in tutto quello che faceva.

 

Un giorno, il contadino si preparava per andare a fare legna nel bosco. Mormorò: “Se ci fosse qualcuno che venisse a prendermi con il carro!”. “O babbo” esclamò Pollicino “verrò io! Fidatevi di me! Il carro sarà nel bosco a tempo debito!”. “Com’è possibile!” disse l’uomo, ridendo “Sei troppo piccolo per arrivare alle redini e guidare il cavallo.” “Non ti preoccupare, babbo: la mamma attaccherà il cavallo, io mi metterò nell’orecchio del cavallo e gli suggerirò dove deve andare!”. “Proviamo, va bene!” rispose il contadino.

Pollicino

Quando giunse l’ora, la madre attaccò il cavallo e mise Pollicino nell’orecchio del cavallo. Il piccolo gli gridava: “Uh e Oh! A destra e a sinistra!”. Il cavallo seguiva le istruzioni, come se ci fosse stato un cocchiere, e il carro proseguiva dritto verso il bosco.

Pollicino

Ad una svolta, mentre il piccino gridava: “A sinistra!”, passarono due forestieri. “Buon Dio!” disse uno di loro “Che cos’è mai questo? C’è carro guidato da un carrettiere invisibile! Deve essere un stregoneria!”. “C’è qualcosa che non va” disse l’altro “seguiamolo e vediamo dove ci porta!”.

Quando Pollicino vide suo padre, disse: “Eccomi, babbo, con il carro! Adesso mettimi giù!”. Il contadino afferrò il cavallo con la sinistra e, con la destra, tirò giù dall’orecchio il suo figlioletto, che si mise a sedere, contento, su un fuscello di paglia. Quando i due forestieri videro Pollicino, ammutolirono dallo stupore. L’uno tirò l’altro in disparte e disse: “Senti, quell’omino potrebbe essere la nostra fortuna: compriamolo, lo rivenderemo in città!”. Si avvicinarono al contadino e dissero: “Vendeteci l’omino. Lo tratteremo bene!”. “No” rispose l’uomo “non venderei la radice del mio cuore neanche per tutto l’oro del mondo!”. Pollicino, udito l’affare, gli si arrampicò su per le pieghe del vestito, si mise sulla sua spalla e gli sussurrò all’orecchio: “Babbo, vendimi pure. Tornerò da te!”. Il padre, allora, lo lasciò a questi in cambio di una bella moneta d’oro.

Dove vuoi metterti?” gli chiesero. “Posatemi sulla tesa del cappello, così posso andare su e giù e guardarmi attorno, senza rischio di cadere!”. L’accontentarono; quando Pollicino ebbe salutato il padre, se lo portarono via. Camminarono fino all’imbrunire, finché il piccolo disse: “Tiratemi giù, ne ho bisogno!”. “Rimani pure lì” disse l’uomo “non importa; gli uccelli, ogni tanto, lasciano cadere qualcosa. Tranquillo!”. “No” disse Pollicino “ho bisogno di scendere. Tiratemi giù, subito!”. L’uomo si tolse il cappello e mise il piccolo nel campo lungo la strada. Pollicino si addentrò fra le zolle e si infilò nella tana di sorcio che aveva adocchiato. “Buonasera, signori, e Buon viaggio, ma senza di me!” gridò loro. I due corsero e scavarono la tana con i bastoni, ma invano: Pollicino si addentrava sempre più in profondità.

Fu presto notte fonda: i due forestieri, pieni di rabbia, se ne andarono con la borsa vuota. Una volta fuori dalla galleria sotterranea, Pollicino si rifugiò in un guscio di lumaca, per riposare tranquillo. Mentre stava per addormentarsi, sentì passare due uomini, uno dei quali diceva: “Come faremo a rubare l’oro e l’argento del ricco parroco?”. “Potrei aiutarvi io!” gridò Pollicino. “Cos’è stato?”esclamò spaventato uno dei ladri, “Ho sentito parlare!”. Si fermarono e Pollicino aggiunse: “Portatemi con voi, vi aiuterò!”. “Dove sei?”, chiese l’uomo. “Cercate in terra, sono qui vicino a voi!”. Finalmente i ladri lo videro e dissero, scoppiando a ridere: “Come vorresti aiutarci tu, piccolo vermicciatolo?”. “Guardate” rispose “Entro dall’inferriata e sono in camera del prete; poi, vi passo quello che volete!”. “Tu non sei stupido, piccolo. Vediamo cosa sai fare!” dissero.

Quando arrivarono alla parrocchia, Pollicino s’intrufolò nella camera del parroco, ma subito gridò: “Volete tutto quello che c’è qui dentro?”. I ladri, spaventati, dissero: “Parla piano, altrimenti sveglierai tutti!”. Pollicino finse di non aver capito e urlò a gran voce, di nuovo: “Cosa volete?Tutto quello che c’è?”. La cuoca, che dormiva nella stanza accanto, sentì tutto: si alzò dal letto e si mise in ascolto. I ladri, presi dallo spavento, si allontanarono. Quando ripresero coraggio, tornarono, pensando: “Quel piccoletto vuole prendersi gioco di noi!”. Gli sussurrarono: “Ora fa’ sul serio e passaci qualcosa!”. Pollicino gridò a squarciagola: “Vi darò tutto. Porgete solo le mani!”.

La donna sentì tutto distintamente. Saltò giù dal letto; entrò nella stanza, inciampando e, non riuscendo a vedere nulla, accese il lume. La stanza era vuota. I ladri erano corsi via precipitosamente, mentre Pollicino si era rifugiato nel fienile, trovando un bel posticino per dormire: si sarebbe riposato, per poi tornare dai suoi genitori. Prima di fare ritorno a casa, però, lo aspettavano ben altre esperienze! La donna, dopo aver cercato in ogni angolo, inutilmente, tornò a letto, credendo di aver sognato ad occhi aperti.

All’alba, la serva andò a dare da mangiare agli animali: andò nel fienile e prese una bracciata di fieno, proprio quello in cui dormiva il povero Pollicino. Egli dormiva così profondamente, che non se ne accorse e si svegliò soltanto quando ormai era nella bocca della mucca. “Dio mio!” gridò “Come ho fatto a finire nella mangiatoia?” ma capì subito dove si trovava. Attento a non finire stritolato dai denti, dovette scivolare nello stomaco. “Nello stanzino hanno dimenticato le finestre” disse “non ci entra il sole, né ci portano un lume!”. Dalla porta continuava ad entrare fieno e lo spazio si restringeva sempre più. Alla fine, preso dallo spavento, gridò con quanto fiato aveva in gola: “Non portatemi più fieno! Basta fieno!”. La serva stava mungendo e, quando sentì la voce, la stessa che aveva udito durante la notte, si spaventò così tanto, che cadde dallo sgabello e rovesciò il latte. Si precipitò dal padrone, gridando: “Mio Dio, reverendo, la mucca ha parlato!”. “Sei impazzita” rispose il parroco. Andò lui di persona nella stalla, per vedere che cosa ci fosse. Appena ci mise piedi, Pollicino gridò di nuovo: “Non portatemi fieno! Non portatemi fieno!”. Anche il parroco si spaventò e, pensando che uno spirito maligno si fosse impossessato della mucca, la fece uccidere. Fu macellata ma lo stomaco, con Pollicino all’interno, finì nel letamaio.

Avanzando a gran fatica, riuscì quasi ad esserne fuori, quando un lupo affamato arrivò e ingoiò tutto lo stomaco in un solo boccone. Pollicino non si perse d’animo: “Forse il lupo mi ascolterà”, pensò e gli gridò dalla pancia: “Caro lupo, io so dove puoi trovare cibo squisito!”. “Dove?” chiese il lupo. “Nell’ultima casa del villaggio c’è una dispensa ben fornita: vi troverai focaccia, lardo e salsiccia a volontà!”. Gli descrisse minuziosamente la casa del padre.

Pollicino

Il lupo non se lo fece ripetere due volte: durante la notte entrò nella dispensa, passando attraverso la cantina, e mangiò a sazietà. Quando fu sazio, voleva andare via ma era così gonfio e grasso, che non passava più attraverso la via di entrata. Era in trappola, proprio come aveva previsto Pollicino, che si mise a strepitare e strillare nel corpo del lupo. “Vuoi stare zitto?” disse il lupo “Svegli i padroni!”. “Come, scusami?” rispose il piccolo “Tu hai mangiato fino allo sfinimento. Ora voglio divertirmi un po’ io adesso!”. Ricominciò a gridare con tutte le sue forze. Suo padre e sua madre, finalmente, si svegliarono. Corsero alla dispensa e guardarono dalla fessura.

Quando videro un lupo, si spaventarono e si precipitarono, l’uno a prendere l’ascia, l’altra la falce. “Stammi dietro”disse l’uomo, entrando nella stanza “e se non lo dovessi uccidere al primo colpo, dagli addosso e fallo a pezzi!”. Udendo la voce di suo padre, Pollicino gridò: “Caro babbo, sono qui, nella pancia del lupo!”. Il padre, pieno di gioia, disse: “Dio sia lodato! Abbiamo ritrovato il nostro caro bambino!”. Disse alla donna di riporre la falce, per non rischiare di fargli male. Alzò il braccio e colpì il lupo alla testa: morto sul colpo! Presi coltello e forbici, gli tagliarono la pancia e tirarono fuori il loro piccino. “Ah” disse il padre “Come siamo stati in pena per te!”. “Sì, babbo, ho girato il mondo. Grazie a Dio, respiro di nuovo aria buona!”. “Dove sei stato?” gli chiese. “Ah, babbo, sono stato nella tana di un sorcio, nel ventre di una mucca e nella pancia di un lupo: adesso rimango con voi!”. “Noi non ti rivenderemo più, neanche per tutto l’oro del mondo” dissero i genitori, baciando e abbracciando il loro caro Pollicino. Gli diedero da mangiare, da bere e gli fecero fare vestiti nuovi, perché i suoi si erano rovinati durante il viaggio.

Pollicino

 

Jacob e Wilhelm Grimm

 

Fonti:

www.midisegni.it

www.cosepercrescere.it

 

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