Latte in formula: scegliete consapevolmente

L’allattamento esclusivo al seno del neonato è la scelta di salute migliore per la mamma e il suo bambino ed è raccomandato dall’OMS e da tutte le figure professionali in ambito materno-infantile almeno fino al sesto mese di vita. Inoltre si raccomanda il proseguimento dell’allattamento fino a 1 anno di vita e oltre, secondo i desideri di mamma e bambino, in aggiunta ad una sana e varia alimentazione complementare.

Tutte le mamme possono allattare al seno se adeguatamente supportate e sono molto rari i casi di ipogalattia, ovvero di inadeguata produzione di latte (meno di 400ml/24h). Esistono però condizioni in cui l’allattamento al seno non è possibile:

  • galattosemia
  • fenilchetonuria
  • malattia delle urine a sciroppo d’acero
  • infezione materna da HIV
  • utilizzo da parte della madre di farmaci assolutamente controindicati
  • infezione materna da HSV

Ci sono poi donne che scelgono consapevolmente di non allattare al seno il loro bambino e altre che invece lo desiderano ma che purtroppo, per mancanza di supporto da parte delle istituzioni e della famiglia, sono costrette a rinunciarvi.

La scelta del latte in formula a questo punto diventa importante per garantire al piccolo il miglior nutrimento possibile. Sul mercato vi è una vasta gamma di prodotti per neonati che vantano benefici in termini di salute perché arricchiti da speciali ingredienti. Tutte queste formulazioni sono allettanti per i neo-genitori, spaesati davanti all’enorme possibilità di scelta.

Il criterio che dovrebbe guidare mamme e papà all’acquisto dovrebbe essere la qualità delle materie utilizzate per la produzione del latte in formula: la maggior parte di questi prodotti infatti utilizza grassi vegetali saturi (olio di palma, olio di cocco..) tra gli ingredienti e questi compaiono in grandi quantità (sono posizionati subito dopo lattosio e latte scremato in polvere).

E’ dimostrato che i grassi saturi sono dannosi per la salute e se utilizzati nelle formulazioni per lattanti, diminuiscono l’assorbimento di calcio e grassi a livello intestinale e riducono la densità ossea. Inoltre l’utilizzo di olio di palma all’interno del latte in formula sembra provocare danni al sistema gastrointestinale e rendere le feci più solide e difficili da espellere.

La SIP (Società Italiana di Pediatria) lancia inoltre l’allarme sull’ipernutrizione dei bambini sin dai primi giorni di vita, con conseguenze evidenti: un bambino italiano su tre è sovrappeso o francamente obeso. Gli effetti sulla salute sono devastanti: diabete, ipertensione, problemi articolari, difficoltà a correre e respirare. Il messaggio dei pediatri è chiaro: correggere le cattive abitudini alimentari, a cominciare dall’allattamento e restituire all’infanzia stili di vita a misura di bambino per contrastare le malattie croniche.

Tra i latti formulati quelli a maggior apporto proteico vanno evitati perché correlati ad un rischio aumentato di sovrappeso e obesità. La conferma scientifica arriva dagli ultimi dati dello studio europeo “CHildhood Obesity Project (CHOP) che coinvolge 5 paesi (Italia, Belgio, Germania, Polonia e Spagna): i bambini alimentati con formule a più alto contenuto proteico (1,9 g/dl) mostrano nei primi due anni di vita un peso e un indice di massa corporea maggiori rispetto a quelli allattati al seno o nutriti con formule a più basso contenuto proteico (1,2 g/dl). I risultati della seconda fase dello studio, ancora in corso e di prossima pubblicazione, confermano questo trend anche a 6 anni: i piccoli che nel primo anno di vita hanno assunto formule con maggiore concentrazione di proteine risultano più grassi rispetto ai loro coetanei alimentati con formule a minor apporto di proteine.

I pediatri auspicano la revisione delle raccomandazioni UE sulla composizione delle formule: chiedono in particolare che venga abbassato il limite massimo di composizione proteica delle formule (attualmente pari a 1,9g/d).

Sul banco degli imputati anche l’introduzione precoce di latte vaccino, che proprio per l’eccessivo contenuto proteico, non dovrebbe essere assunto prima di 12 -24 mesi. Nello studio CHOP il 39% dei bambini europei allattati al seno e il 44% degli alimentati con formula lo consuma già a 6 mesi. A 9 mesi ben il 97% dei bambini italiani, qualunque sia stato il tipo di allattamento, consuma latte vaccino.

L’EFSA (Ente Europeo per la Sicurezza Alimentare) ha recentemente pubblicato un documento in cui aggiorna le sue raccomandazioni sulla composizione dei latti artificiali di partenza e di proseguimento. Il documento originale si può scaricare direttamente dal sito dell’Ente:

http://www.efsa.europa.eu/en/press/news/140724.htm?utm_source=alerts&utm_medium=email&utm_content=nda&utm_campaign=aih

Si legge: “Non c’è bisogno di aggiungere alla formula per lattanti e di proseguimento acido arachidonico, acido eicosapentaenoico, oligosaccaridi non assimilabili (prebiotici), probiotici o simbiotici, cromo, fluoro, taurina e nucleotidi” e ancora “Per i latti di proseguimento, al contrario che per quelli iniziali, non è necessario aggiungere I-carnitina, inositolo e colina”.

Il Codice di Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno vieta dal 2005 l’uso di claim nutrizionali o di salute usati per promuovere l’alimentazione artificiale; e IBFAN sostiene da anni che, se si dimostra che un ingrediente aggiunto al latte artificiale è benefico o necessario, dovrebbe essere reso obbligatorio per tutti i prodotti presenti sul mercato. L’EFSA conferma che non esistono studi scientifici sufficienti per avvalorare le aggiunte di probiotici, prebiotici e altre sostanze al latte artificiale, eppure non solo queste sostanze vengono aggiunte in quasi tutte le formulazioni, ma questi prodotti hanno un costo più elevato in virtù delle aggiunte non necessarie.

L’EFSA afferma anche che non vi è alcuna utilità nell’utilizzo dei latti di crescita dopo l’anno di vita del bambino.

FOCUS: Ingredienti aggiunti al latte in formula

Per quanto riguarda la carnitina, questa sostanza viene prodotta dall’organismo, e tranne in casi particolari non risulta carente. La taurina invece è un aminoacido presente nel latte umano, ma non in quello vaccino, e quindi per anni lo si è aggiunto al latte artificiale. Secondo studi recenti, tuttavia, aggiungere taurina ai latti formulati non porta a dimostrabili benefici per la salute del lattante. I nucleotidi sono precursori degli acidi nucleici e sono contenuti nel latte materno a dosi molto maggiori rispetto a quello vaccino. Sono importanti sostanze che regolano il metabolismo, coinvolte nel funzionamento del sistema gastro-intestinale e in quello immunitario. La loro aggiunta ai latti formulati è diffusa e vi sono studi che dimostrano una certa efficacia nel ridurre il numero di episodi di diarrea a cui sono esposti i lattanti che ricevono latte artificiale. Tuttavia, altri studi non mostrano alcun effetto e per questo le evidenze sono controverse ed evidentemente ritenute dall’EFSA insufficienti per raccomandarne l’uso. L’inositolo è un fattore di crescita essenziale, sintetizzato dall’organismo umano e presente nel latte materno. Le conoscenze attuali mostrano che, mentre potrebbe essere utile nei latti di partenza, non c’è alcun motivo valido per aggiungerlo ai latti di proseguimento. Lo stesso discorso è valido per la colina (precursore di fosfolipidi che formano le membrane cellulari del cervello). Sull’inutilità degli oligosaccaridi (prebiotici), l’EFSA si era già pronunciata nel 2010 bocciando un claim salutistico di una nota azienda italiana e giudicando inconsistenti le prove atte a dimostrare che l’aggiunta di questi alle formule giovasse in qualche modo al sistema immunitario del lattante.

 

VADEMECUM PER I GENITORI

  1. Il latte materno è l’alimento migliore per il neonato. L’allattamento esclusivo al seno è una pratica a favore della salute della mamma e del suo bambino ed è consigliato almeno fino al 6 mese di vita.
  2. Qualora non fosse possibile l’allattamento esclusivo al seno e si dovesse ricorrere all’uso di formule per lattanti, si consiglia di scegliere il prodotto migliore in base alla qualità:
  • assenza di olio di palma
  • proteine < 1,9 g/d
  • assenza di taurina, carnitina, colina, inositolo e prebiotici
  1. Evitare il latte vaccino fino ai 12 mesi.
  2. Dopo l’anno di vita, l’utilizzo di latte di crescita (latte3) non apporta alcun vantaggio per la salute del bambino ed è stato dimostrato che non vi è alcuna differenza con il comune latte di mucca.

 

 

Per approfondire sulla composizione dei latti artificiali, qui si possono consultare e scaricare due pubblicazioni (in lingua inglese):

http://www.firststepsnutrition.org/newpages/Infants/infant_feeding_infant_milks_UK.html

http://www.firststepsnutrition.org/newpages/fortified_milks_for_children.html

 

Alimentazione dei lattanti e dei bambini fino a 3 anni: Raccomandazione standard per l’Unione Europea_EUNUTNET

 

Articolo a cura dell’Ost. Colombo Giulia

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