Olio di palma: molti i motivi per evitarlo

L’olio di palma (derivato dai frutti della pianta) e l’olio di palmisto (derivato dai semi) sono degli oli vegetali saturi non idrogenati ricavati dalle palme da olio: entrambi solidi o semi-solidi a temperatura ambiente. Con un processo di frazionamento si possono separare in componente liquida (olio di palma bifrazionato, usato per la frittura) e solida.

Nel 2007 era il secondo olio commestibile più prodotto dopo l’olio di soia. È un componente essenziale nella produzione di saponi, prodotti alimentari (come una famosa crema di nocciole), polveri detergenti e prodotti per la cura della persona.

COME AVVIENE LA PRODUZIONE?

I frutti della palma dopo il raccolto vengono sterilizzati tramite vapore, vengono denocciolati, cotti, pressati e filtrati. L’olio che se ne ricava è di colore rossastro e presenta un alto contenuto di beta-carotene. Dopo un processo di raffinazione assume colore bianco a causa della distruzione dei carotenoidi. È usato come olio alimentare per produrre margarina e come ingrediente di molti cibi lavorati. È uno dei pochi oli vegetali con un contenuto elevato di grassi saturi (circa il 50%) come l’olio di cocco (80%), e quindi semi-solido a temperatura ambiente.

L’olio di palma rosso è considerato meno dannoso dell’olio di palma raffinato per il contenuto di beta-carotene, co-enzima Q10, squalene, vitamina A, vitamina E.

I semi invece vengono essiccati, macinati e pressati. Se ne ricava un blocco solido che contiene un’elevata percentuale di acido laurico. Il prodotto non raffinato ha un colore giallo-bruno,  che dopo la raffinazione diventa bianco. Dall’olio di palmisto si ricavano grassi utilizzati nell’industria dolciaria per le glasse e le farciture a base di cacao.

PERCHÉ È COSÌ DIFFUSO?

Il grande uso dell’olio di palma nell’industria alimentare si spiega con il suo basso costo, che lo rende uno degli oli vegetali più economici sul mercato. Inoltre, dopo che la Food and Drug Administration ha imposto di mostrare la quantità di acidi grassi trans contenuti negli alimenti, il mercato sta cercando alternative a questi ingredienti.  Alcune ricerche hanno trovato infatti una relazione tra diete contenenti molti acidi grassi trans e malattie coronariche, aterosclerosi, ed eventi ischemici cerebrali nelle donne in post-menopausa.

Alcuni Paesi, come il Belgio, consigliano un uso limitato dell’olio di palma. Tuttavia identificare la fonte esatta di un olio dalla semplice lettura dell’etichetta alimentare può essere complicato: generalmente quando un prodotto contiene olio di palma si trova la dicitura generica “grassi vegetali”. Dal gennaio 2015, dopo una petizione firmata da milioni di italiani, molti brand presenti nella grande distribuzione si sono impegnati a eliminare l’olio di palma dai loro prodotti.

QUALI SONO GLI EFFETTI SULLA SALUTE?

Gli acidi grassi saturi sono costituiti da una catena unicamente composta da legami singoli tra atomi di carbonio; possono essere di origine naturale, o derivati dall’ idrogenazione di acidi grassi insaturi.

I grassi saturi sono presenti in natura sotto forma di trigliceridi di origine animale e vegetale; si trovano nei  grassi dei tessuti animali oppure nell’olio di cocco, di palma e di palmisto. Gli altri oli vegetali (oliva, lino, semi, girasole) sono costituiti principalmente da acidi grassi insaturi.

In un’alimentazione equilibrata i grassi dovrebbero fornire circa il 30% delle calorie totali quotidiane. L’apporto di grassi polinsaturi, ovvero la somma di omega3 e omega6, secondo le linee guida dell’OMS deve essere compresa tra il 7,5 e il 10% delle calorie giornaliere. I grassi saturi non dovrebbero superare il 10% delle calorie giornaliere. Quantità superiori, infatti, aumentano il rischio di malattie cardiovascolari. E’ comunque importante precisare che l’acido miristico, l’acido palmitico, e l’acido laurico, sono quelli con maggior potere aterogeno.

Associazioni mediche e autorità governative, come l’OMS, la American Dietetic Association, l’American Heart Association, la World Heart Federation, la FDA e l’EFSA rilevano che i grassi saturi sono un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.

Numerose ricerche hanno fatto emergere relazioni tra grassi saturi nella dieta e malattie cardiovascolari, mentre esistono molti studi relativi all’associazione con altre patologie: tralasciando l’obesità, si rilevano legami tra l’assunzione di grassi saturi con la dislipidemia e con tumori come il cancro al seno, il cancro del colon, il cancro ovarico, il tumore della prostata. È ormai provata l’associazione tra calo della densità minerale ossea e l’assunzione di grassi saturi.

Nel 2013 Fattore e Fanelli dell’Istituto Mario Negri hanno pubblicato una rassegna sulla letteratura scientifica inerente le prove di correlazione tra olio di palma ed effetti negativi sulla salute. Per quanto riguarda la possibile insorgenza di tumori a causa dell’assunzione di olio di palma, gli studi sono scarsi e non vi sono prove convincenti.

Al CNR di Bologna sono in corso ricerche sulla lipidomica di membrana  ovvero la composizione in lipidi delle membrane delle cellule che compongono i nostri tessuti. I grassi hanno un ruolo essenziale per il nostro organismo e sono una presenza indispensabile per le cellule: la tipologia di acidi grassi presenti determina le caratteristiche di fluidità e permeabilità di membrana. Affinchè la membrana sia fluida e permeabile è necessario che vi sia un buon apporto di acidi grassi insaturi: la nostra dieta invece è particolarmente ricca di acidi grassi saturi (compreso l’olio di palma) che rendono le cellule meno fluide e meno permeabili da parte di ossigeno e nutrienti.

Il benessere della membrana cellulare e la sua composizione dipende da fattori interni (età, sesso, etnia) e da fattori esterni ovvero l’alimentazione e lo stile di vita. Per questo motivo è così importante la scelta dei tipi di grassi che si introducono con i cibi e che saranno disponibili per costituire la membrana nei continui processi di duplicazione cellulare.

OLIO DI PALMA E LATTE IN FORMULA

In uno studio del 2013, apparso su BMC Pediatrics con il titolo Calcium and fat metabolic balance, and gastrointestinal tolerance in term infants fed milk-based formulas with and without palm olein and palm kernel oils: a randomized blinded crossover study è emerso che i neonati a termine nutriti con formule contenenti olio di palma hanno un ridotto assorbimento di calcio e grassi a livello intestinale, e le feci sono meno morbide rispetto a quelle di bambini nutriti con latte in formula senza olio di palma. Lo studio suggerisce inoltre che la tipologia di grassi presenti nelle formule per lattanti influenzi le funzioni gastrointestinali dei bambini.

Uno studio cinese del 2009 (Zhonghua Er Ke Za Zhi 2009 Dec;47(12):904-10.Effects of infant formula containing palm oil on the nutrient absorption and defecation in infants: a meta-analysis) era giunto alle medesime conclusioni.

E già nel 2006, sul Journal of American College Nutrition, era apparso un lavoro che invitava a ridurre il latte in formula che contenesse olio di palma perché i bambini nutriti con questi prodotti presentavano una densità ossea minore e una disfunzione nell’assorbimento intestinale.

COME LIMITARNE L’ASSUNZIONE?

  • Leggere attentamente l’etichetta alimentare e preferire gli alimenti che contengono basse quantità di acidi grassi saturi a favore dei grassi insaturi.
  • Moderare i seguenti alimenti: carni rosse, insaccati, fritture, burro, strutto, margarine e grassi idrogenati, latte intero, panna, frattaglie, uova, snack e prodotti dolciari contenenti olio di palma e olio di cocco.
  • Preferire un’alimentazione a base di: carni bianche, pesce, verdura e frutta, oli vegetali crudi (come quello di oliva), yogurt, pane, pasta ed altri cereali complessi (scegliendo quelli integrali).
  • Seguire le indicazioni della dieta mediterranea: ricca di acidi grassi insaturi e acidi grassi essenziali.
  • Assumere le giuste quantità di colesterolo e acidi grassi essenziali (omega3 e omega6 in rapporto 1:4)

Un occhio di riguardo per i nostri bambini: scegliamo solo gli alimenti migliori per qualità delle materie prime utilizzate. Evitiamo di dare loro prodotti che utilizzano grassi saturi, in particolare olio di palma, preferendo i brand che li sostituiscono con prodotti di migliore qualità. Questa indicazione vale sia per le formulazioni per lattanti che per gli snack dedicati all’infanzia.

La nostra scelta alimentare influenza la salute dei nostri bambini e dell’ambiente.

 

Articolo a cura dell’Ost. Colombo Giulia

 

2 commenti
  1. Andrea
    Andrea dice:

    Ho appena detto la stessa cosa su un altro sito, per cui faccio copia incolla:

    L’articolo citato riguardante l’olio di palma nei latti formulati non sono sicuro che sia rilevante. Nella discussione hanno studiato palm kernel oil (che non è olio di palma, ma olio di palmisto) e palm olein che è un derivato dell’olio di palma. Siamo sicuri che questi ingredienti rientrino nella composizione dei latti formulati in vendita in Italia? Il primo direi di no, perché andrebbe scritto tra gli ingredienti. Il secondo neanche perché quando si parla di “olio di palma” si intende la parte solida, mentre l’oleina di palma è liquida. Tra l’altro l’articolo fa riferimento a formule che fanno uso PREDOMINANTE di olio di palmisto e oleina di palma, ma anche questo non è detto che sia rilevante nel nostro caso perché di solito si trovano miscele di vari oli.
    Non dimentichiamo poi che lo studio è stato fatto con i soldi di un produttore di formula e da dipendenti della stessa azienda. Non dico che non sia esatto quello che dicono, ma prima di lanciare strali aspetterei altri studi indipendenti che ne confermino i risultati.

    Alla fine dici: “Evitiamo di dare loro prodotti che utilizzano grassi saturi, in particolare olio di palma, preferendo i brand che li sostituiscono con prodotti di migliore qualità. Questa indicazione vale sia per le formulazioni per lattanti che per gli snack dedicati all’infanzia.”

    Questa è disinformazione… i grassi saturi ci sono e servono per fare determinati prodotti come quelli da forno. Quello che bisogna fare non è puntare il dito sull’olio di palma, ma sull’abuso di prodotti confezionati che porta all’abuso di grassi saturi (non dimentichiamo che il burro ne ha una quantità molto simile).

    Che il grasso saturo provenga dal burro, dall’olio di palma o da quello che ti pare, poco importa… è la quantità totale a cui dobbiamo stare attenti. Se dobbiamo proprio evitare oli, allora cerchiamo di stare attenti a quello di cocco o palmisto perché ricchi di acidi grassi “cattivi”.

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  2. Giulia Colombo
    Giulia Colombo dice:

    Gentile Andrea, accettiamo con piacere la sua opinione in merito al nostro articolo e siamo certamente d’accordo con lei che non bisogna demonizzare un singolo ingrediente. Infatti se inseriti in un’alimentazione sana ed equilibrata, i grassi saturi non sono dannosi. Lo scopo dell’articolo è quello di fare maggior chiarezza su un ingrediente spesso abusato dai produttori e invitare le famiglie ad una maggior consapevolezza rispetto a ciò che acquistano e portano in tavola. Abbiamo deciso di fare un focus su cos’è e come viene prodotto l’olio di palma, portando studi relativi a tutti i grassi saturi. Abbiamo effettuato ricerche sulle banche dati principali per trovare gli studi più aggiornati in merito anche alle formule per lattanti. Ci dispiace che il nostro intento sia stato frainteso e la ringraziamo per il suo commento molto pertinente. La invitiamo a continuare a seguirci.
    La Redazione de Ilmiobebe

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