Maternità e Lavoro: vediamoci chiaro

Hai scoperto di essere incinta e ora devi farti strada nel Mare Magnum di leggi sulla tutela della maternità, esami, visite e congedi? Niente paura!

Quando smettere di lavorare e per quanto rimanere a casa

Se sei una lavoratrice, la Legge prevede un congedo obbligatorio della durata di 5 mesi, 2 prima della data del parto e 3 dopo la nascita del tuo bambino. Esiste la possibilità di lavorare fino a conclusione dell’ottavo mese di gravidanza, avendo a disposizione 4 mesi di congedo dopo il parto. In questo caso è necessaria la certificazione del medico che attesti la fisiologia della gravidanza.

mamma_lavoroSe il parto dovesse avvenire prima del termine, avrai comunque a disposizione 5 mesi di congedo. I giorni non goduti prima del parto, si aggiungono ai giorni spettanti dopo la nascita.

Se fai un lavoro a rischio (per la lista completa vai al sito www.inps.it), il tuo datore di lavoro deve valutare la possibilità di assegnarti mansioni adatte alla gravidanza, e se ciò non fosse possibile il congedo inizia tre mesi prima della data del parto. La maternità anticipata è possibile anche in caso di complicanze della gravidanza che potrebbero essere influenzate negativamente dall’attività lavorativa.

Il lavoro notturno viene sospeso dal momento in cui dichiari la gravidanza fino a 1 anno di vita del tuo bambino. Su richiesta è possibile astenersi fino ai 3 anni.

Mamma-e-lavoroRischio di perdere il lavoro?

Le mamme non possono essere licenziate dall’inizio del periodo della gravidanza fino a un anno di vita del bambino a meno che:

·        non vi sia una grave colpa della donna (giusta causa)

·        l’azienda cessi l’attività

·        sia scaduto il contratto a termine

Percepire lo stipendio

Durante l’astensione obbligatoria dal lavoro è garantita una retribuzione pari all’80% dello stipendio (per alcuni contratti è previsto il 100%). Il periodo è inoltre conteggiato per il calcolo dell’anzianità.

I documenti necessari

many colorful folders on the white backgroundBisogna presentare al datore di lavoro e all’INPS, un certificato del medico che riporti:

1.   Le generalità della lavoratrice;

2.   L’indicazione del datore di lavoro, della sede, delle mansioni e l’istituto presso cui si è assicurati per la tutela della malattia;

3.   Il mese di gestazione alla data della visita;

4.   La data presunta del parto.

Entro 30 giorni dal parto è necessario inoltre presentare al datore di lavoro e all’istituto assicuratore, il certificato di assistenza al parto che attesti la data di nascita del neonato e riconfermi il congedo.

Esami e visite in gravidanza

Le prestazioni di diagnostica strumentale (ecografie) e di laboratorio (esami ematici) e le altre visite specialistiche sono GRATUITE per la gestante in tutte le strutture pubbliche, private accreditate e presso i consultori.

 

Rientro al lavoro: cosa prevede la legge?

 

Fonte:

D.lgs. 26 marzo 2001, n. 151, “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53

 

Articolo a cura dell’Ost Colombo Giulia

 

 

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