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A tavola con i grandi!

I piccoli, da quando riescono a stare dritti da soli, intorno all’anno di età, manifestano apertamente il loro desiderio di stare a tavola con la famiglia e di condividere insieme questo momento così gioioso. È un modo utile per abituarli ai menù di casa e per avvicinarli ad alimenti diversi, purché per i genitori non si trasformi in un momento di nervosismo percepito, inevitabilmente, dai piccoli commensali.

Verso i quattordici mesi molti bambini sanno maneggiare il cucchiaio con abilità, anche se si sbrodolano e fanno cadere il cibo per terra.

A partire dai diciotto-venti mesi, i bambini mangiano autonomamente, servendosi da soli, con il cucchiaio, e prendendo con le mani, in caso di necessità; una volta stanchi, si lasciano aiutare o preferiscono essere imboccato ma, con un cucchiaio a disposizione, continuano a tentare di prendersi la pappa da soli; bevono autonomamente da bicchieri piccoli e indicano gli oggetti che vogliono; partecipano e imitano i gesti degli adulti.

A due anni e mezzo circa iniziano ad utilizzare la forchetta.

Tra i due e i tre anni, i bimbi mangiano con le posate, sporcandosi solo leggermente.

L’abitudine di avvicinare il bambino alla tavola, per mangiare con tutta la famiglia, deve svolgersi gradualmente. All’inizio, per un pasto al giorno, è più opportuno che mangi da solo, in un clima di tranquillità, sul suo seggiolone oppure su una seggiolina comoda, ad un tavolino basso, che lui stesso apparecchia.

Dopo aver posizionato fogli di giornale sotto il tavolo, almeno finché non impara a mangiare senza far cadere cibo per terra, si può portare il bambino a tavola, messo nel proprio seggiolone, perché condivida il meraviglioso rito dei pasti insieme.

Si passa, senza fretta, alla sostituzione del seggiolone con un pratico seggiolino da agganciare al tavolo.

Successivamente, si procede con la sedia, rivestita con i cuscini, perché il bimbo riesca a raggiungere il tavolo più agevolmente o con quella “a scaletta”, regolabile in altezza, in modo che si adatti alla sua crescita, consentendogli di stare a tavola più comodamente.

Spruzzi, proteste, macchie sono solo alcuni degli inconvenienti a cui i genitori devono, pazientemente, sapere di andare incontro, cercando di non cedere allo scoraggiamento, ma dando ai piccoli il tempo di abituarsi e di imparare a cavarsela da soli.

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Piccoli consigli possono rendere il momento dei pranzi e delle cene condivise più sereno, per tutti. Ecco gli accorgimenti più utili.

  • Stimolateli al piacere per il cibo, dimostrandoglielo costantemente e valorizzando ogni alimento. È fondamentale, per educarli correttamente, che voi per primi abbiate un regime alimentare equilibrato e sano: se non consumate frutta e verdura, ma esagerate con il “cibo spazzatura”, è molto probabile che i bambini seguano tali comportamenti, ritenendoli familiari.
  • Coinvolgeteli nella scelta degli ingredienti usati per la preparazione dei cibi, soprattutto nel caso delle verdure.
  • Lasciateli partecipare alla preparazione dei pasti, dal lavaggio delle verdure alla decorazione di dolcetti, fino alla lavorazione della pasta per il pane. Il coinvolgimento dei piccoli in cucina, anche solo come spettatori, li aiuta a diventare più disponibili nei confronti dei cibi, soprattutto per quelli non conosciuti. Stimolateli a sentire i profumi degli ingredienti, soprattutto delle erbe aromatiche e a scegliere i colori delle glasse con cui ricoprire i dolcetti, per esempio. Questi “corsi di cucina” favoriscono, inoltre, l’incremento delle sue abilità manuali, lo sviluppo sensoriale e la sensazione di gratifica, una volta terminato il lavoro, ammirandone il risultato finale.
  • Una volta pronto tutto, incoraggiate sempre il bambino ad assaggiare ciò che preparate insieme, in modo da fargli conoscere il sapore di alimenti diversi, con semplicità e divertimento.
  • Il bambino è un esploratore instancabile. Quando mangia, desidera mostrare che sa farlo da solo. Armatevi di pazienza: lasciategli maneggiare il cucchiaio con cui lo imboccate, in modo che si alleni a non versare la pappa mentre la porta alla bocca, anche se, inizialmente, lo agiterà e si sporcherà. Un “bavaglione” è molto utile.
  • Possibilmente, prendetevi tutto il tempo necessario perché entrambi possiate mangiare con calma, in modo da masticare e inghiottire adeguatamente.
  • Cercate di non innervosirvi se il piccolo ha l’irrefrenabile voglia di prendere il cibo con le mani e s’impiastriccia. Il piccolo è attirato dalle cose colorate e di consistenza diversa, che sperimenta in tutti i modi possibili: per lui è un gioco molto divertente ed educativo, che favorisce la conoscenza del mondo, purché non prenda l’abitudine a lanciare il cibo in giro o rovesciare le bevande  volutamente. Cogliete l’occasione per cominciare a spiegargli, con pacata fermezza, l’importanza di non sprecarlo, mai.
  • Dategli un bicchiere piccolo, che entri bene nella sua mano, in modo che beva da solo. Ancora meglio se infrangibile, di materiale robusto, che resista alle cadute, perché il bambino ne sperimenti la consistenza e il peso. Verso i diciotto mesi, quando i  bambini imparano a bere usando la cannuccia, offrite loro succhi di frutta o acqua in recipienti con coperchio forato e dotati di cannuccia. Le azioni di succhiare e soffiare, rinforzando il palato molle, contribuiscono allo sviluppo del linguaggio.
  • Mettetegli nel piatto piccole quantità di cibo, perché sia invogliato a chiederne ancora, se non è sazio. Non esigete il piatto vuoto a tutti i costi.
  • Non forzateli a mangiare alimenti che non gradiscono con imposizioni e rimproveri. Con il tempo, imparerà ad apprezzarli da solo.
  • Cercate, comunque, di continuare a proporgli alimenti diversi, anche non graditi, a distanza di tempo, accettando pazientemente eventuali rifiuti.
  • Lasciate che si alzino da tavola e vadano a giocare, quando hanno finito di mangiare, anche se voi siete ancora seduti. I bambini devono rimettersi in movimento. Non riescono a stare fermi per lunghi periodi di tempo.
  • Non vi aspettate le “buone maniere” dai bambini piccoli e non le pretendete. Il galateo non deve esistere, almeno per il momento. Con il tempo, imiterà sempre di più il vostro comportamento a tavola e imparerà da solo le buone maniere a tavola, osservando quelle degli adulti, che ne offrono esempi concreti.
  • Se continua a fare disastri, non siate rigidi, ma concedete loro ancora tempo per allenarsi. Per contenere i danni, tovaglie ampie e lavabile, come grandi bavagli, sono misure ottimali.
  • A tavola, cercate di non offrire all’inizio quello che piace di più: questo fa automaticamente escludere i cibi meno graditi.
  • Non proponetegli sempre le stesse cose, possibilmente, ma sperimentate nuovi piatti, in modo da stuzzicare la fantasia ed educare il palato fin da piccoli. Siate creativi nel proporre nuove ricette o nel provare varianti sfiziose.
  • Non preparate cibi diversi per adulti e bambini: una volta ogni tanto va bene, ma non sempre.
  • Proponete cibi a tema o stabilite di mangiare alimenti di colori diversi, specifici a seconda dei giorni della settimana.
  • Non ingannateli, nascondendo nei piatti graditi, solitamente, le meno amate verdure. I bambini non sono aiutati ad apprezzarle, ma solo abituati a continuare a non mangiarle. Offrite loro la possibilità di cucinare insieme, rendendoli partecipi: è la strategia più semplice ed efficace per avvicinarli ai cibi meno graditi.
  • Per i bambini più grandi, come per gli adulti, valgono le stesse regole: limitare i pasticci fuori dai pasti, ma consumare sempre cinque pasti al giorno, tre principali e due spuntini.
  • Limitate o evitate, possibilmente, la visione della televisione, l’utilizzo di tablets e smartphone, la lettura di libri, la realizzazione di giochi: a tavola si raccontano le esperienze della giornata, si chiacchiera, si condividono sensazioni ma, soprattutto, si mangia, in un clima sereno e tranquillo.

Le emozioni legate al cibo sono infinite. I piccoli vi chiedono solo di poter essere resi partecipi di esperienze d’amore uniche, come la preparazione dei pasti e la loro condivisione.

 

Buon appetito a tutti!

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Articolo a cura di Gloria Beatrice

 

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