Il Codice di Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno

Nel 1940 iniziò la diffusione dei sostituti del latte materno: alcuni medici iniziarono a segnalare l’esistenza di un rapporto fra alimentazione artificiale e mortalità, malnutrizione e malattie infantili.

Con il passare degli anni si iniziò, anche, a valutare l’impatto della pubblicità e della distribuzione di campioni gratuiti sulla durata e la frequenza dell’allattamento al seno.

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Nel 1979, OMS e UNICEF realizzarono un incontro internazionale sull’alimentazione infantile con le industrie produttrici di cibi per l’infanzia e nel 1981 venne redatto il Codice Internazionale di Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno, approvato da tutti i Paesi aderenti all’OMS.

Lo scopo del Codice è quello di tutelare l’allattamento al seno mediante l’impegno da parte dei governi a provvedere alla diffusione di informazioni corrette, l’adozione da parte di produttori e distributori di appropriate tecniche di marketing per i sostituti del latte materno e altri alimenti infantili, i biberon e le tettarelle.

Il Codice è stato adottato come requisito minimo per proteggere la salute di mamma e neonato.

Dal punto di vista giuridico, si tratta di un codice di comportamento, dunque è meno vincolante di un trattato o di una convenzione.

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Il Codice si compone di 11 articoli, l’ultimo dei quali impegna i governi ad assumersi la responsabilità della sua applicazione.

Sebbene tutti gli stati membri dell’OMS si siano impegnati a vigilare sull’applicazione, a tutt’oggi solo 27 paesi hanno leggi che rispecchiano il Codice nella sua interezza; molti altri hanno recepito solo alcune raccomandazioni e il 35% dei paesi non ha ancora fatto nulla.

Il Codice si applica a tutti i latti artificiali sia in polvere sia liquidi, alle formule speciali e ai latti di proseguimento, oltre che a tutti i prodotti che possano sostituirsi al latte materno quando presentati come adatti a bambini di età inferiore a 6 mesi, ai biberon e alle tettarelle.

Il Codice non vieta l’uso né la vendita di tali prodotti, ma PROIBISCE ogni tipo di pubblicità e promozione al pubblico (campioni gratuiti, contatti tra aziende produttrici e gestanti). Il Codice vieta che i professionisti ricevano regali da parte dei produttori. Sono, inoltre, proibite le idealizzazioni tramite parole e immagini sulle confezioni e le asserzioni nutrizionali.

Per questi prodotti, il Codice RICHIEDE che le etichette siano scritte nelle lingue del Paese di distribuzione e riportino messaggi sulla superiorità dell’allattamento al seno e sui rischi dell’uso di surrogati. Il Codice prevede che, sulle confezioni di latte in polvere, vengano riportate le norme per una corretta preparazione (secondo le direttive dell’OMS) ai fini di minimizzare il rischio infettivo.

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Nel 2014 è stato presentato Il Codice Violato, curato dall’associazione IBFAN Italia: si tratta di un rapporto che raccoglie le violazioni al Codice rilevate in Italia e fa il punto sugli attuali trend mondiali in merito all’allattamento.

L’importanza di questo rapporto è messa ancora più in evidenza se si pensa che nel 2008 in Italia solo il 2% dei bambini di 6 mesi è allattato al seno in modo esclusivo (erano il 33% in Svezia nel 2000).

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Questi numeri riflettono una cultura della medicalizzazione veicolata dalla pubblicità che, spesso, mina la fiducia delle donne nelle loro capacità e nel loro istinto di madri.

 

Se vuoi approfondire l’argomento:

Testo completo del Codice

Rapporto IBFAN 2014

Saperidoc

 

Articolo a cura dell’Ost. Colombo Giulia

 

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