La legge 194/78 a tutela della maternità

Tutti la conoscono come legge sull’aborto, ma sono in pochi a sapere che il sottotitolo della legge del 22 maggio 1978 n°194 è NORME PER LA TUTELA SOCIALE DELLA MATERNITA’ E SULL’INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA.

La legge 194 venne approvata dal IV governo Andreotti, dopo una lunga battaglia iniziata qualche anno prima dal Partito Radicale,  che chiedeva l’abrogazione delle norme del titolo X del Libro II del Codice Penale. Gli articoli di legge dal 545 al 555 del c. p., infatti, configuravano l’interruzione volontaria di gravidanza come “delitto contro l’integrità della stirpe” punibile con la reclusione fino anche a dodici anni.

many colorful folders on the white backgroundIl Partito Radicale di Marco Pannella in accordo con il Centro sulla sterilizzazione e sull’aborto (CISA) di Adele Faccio, condussero una campagna volta a combattere il fenomeno degli aborti clandestini creando i primi consultori in Italia.  L’esigenza di un adeguamento normativo si fece sentire nel febbraio del 1975, in seguito ad una sentenza della Corte Costituzionale che denunciava “l’illegittimità dell’art. 546 del codice penale nella parte in cui non prevede che la gravidanza possa venir interrotta quando l’ulteriore gestazione implichi danno, o pericolo grave, medicalmente accertato per la salute della madre”.

Si approvò la legge 194, che disciplina in 22 articoli l’interruzione volontaria di gravidanza definendone circostanze, modalità, luoghi e persone deputati all’intervento. Nel testo si legge che:

Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non é mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”. 

La legge è a tutela della maternità e delle donne, e prevede l’istituzione di consultori familiari per assistere le gestanti attraverso un’informazione completa e corretta sui loro diritti, sulle norme che tutelano il lavoro, e attuando o proponendo interventi speciali quando la maternità crei problemi particolari. I consultori così creati, contribuirono a far superare le cause che potevano indurre la donna ad abortire, in particolar modo se queste avevano natura economica, sociale o familiare.

Nella legge 194 si stabilisce il termine di 90 giorni entro cui ricorrere all’interruzione di gravidanza: l’IVG può essere praticata dopo i primi 90 giorni dal concepimento solo se:

  1. la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;
  2. sono accertati processi patologici, come rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro che determinano grave pericolo per la salute fisica e psichica della donna.

linea albaPer procedere all’interruzione di gravidanza, la donna può rivolgersi al medico del consultorio o al medico di fiducia, che rilascia copia di un documento, firmato anche dalla donna, attestante lo stato di gravidanza e l’avvenuta richiesta, e la invita a soprassedere per sette giorni. Trascorso il termine la donna può presentarsi, con il documento, presso uno dei centri autorizzati per procedere all’intervento.

Gli articoli successivi riguardano l’obiezione di coscienza, le spese a carico della Regione per l’accertamento, l’intervento e la cura, la formulazione della richiesta di IVG e le pene previste per chi cagioni l’interruzione della gravidanza senza il consenso della donna.

La legge 194/78 si delinea quindi come una tappa fondamentale nel processo di libera scelta e autodeterminazione della donna;  non è la legge sull’aborto ma la legge che tutela la maternità, che aiuta le donne a superare la difficoltà della gravidanza e le accompagna nella scelta della soluzione migliore per la loro situazione.

 

Trovi il testo completo al link:

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_845_allegato.pdf

 

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