Sede del tumore: il ruolo della sorte

Perché il cancro si sviluppa di più in certi tessuti piuttosto che in altri? Perché il colon è più colpito mentre l’incidenza di tumore osseo è minore?

Mutazioni random che avvengono nella normale divisione delle cellule staminali potrebbero essere colpevoli di questo effetto, impattando meno dei fattori ambientali ed ereditari.

punto-interrogativoCristian Tomasetti del Dipartimento di Oncologia del Sidney Kimmel Comprehensive Cancer Center della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora, e Bert Vogelstein, del Ludwig Center for Cancer Genetics & Therapeutics, The Johns Hopkins Kimmel Cancer Center,  hanno scoperto un’associazione tra il numero di divisioni delle cellule staminali che avviene in un tessuto durante la vita media di un individuo e la possibilità che si manifesti un tumore in quel medesimo tessuto.

Mentre ci sono molti tipi di tumori in cui la prevenzione primaria ha effetti positivi, come il vaccino contro agenti infettivi e il cambiamento di stili di vita dannosi, le ricerche sembrano indicare che molti altri tipi di cancro non rispondono a questi interventi. Tuttavia ciò non significa che non si può fare nulla per prevenire queste forme tumorali: il focus in questo caso è sulla prevenzione secondaria, che si avvale della diagnosi precoce. La scoperta che la cattiva sorte potrebbe essere un fattore chiave nello sviluppo del tumore in differenti tessuti potrebbe portare allo sviluppo di strategie per contrastarla.

Lo studiopunto esclamativo

I ricercatori hanno prima indagato il ruolo della predisposizione genetica e dell’ambiente nell’insorgenza del tumore, e hanno scoperto che solamente un terzo delle mutazioni che portano alla cancerogenesi ha cause genetico-ambientali. La scoperta è stata pubblicata in un articolo intitolato Variation in cancer risk among tissues can be explained by the number of stem cell divisions sulla rivista Science.

In molti tessuti vi è una gerarchia cellulare – alcune cellule vivono  a lungo e mantengono il tessuto in equilibrio producendo alter cellule-figlie più specializzate che vivono solo alcuni giorni o settimane. Queste cellule staminali, che vivono più a lungo, se presentano mutazioni le trasmettono alla progenie.

Il punto non è dunque quante cellule staminali sono presenti, ma quante volte si dividono. Contando il numero di divisioni cellulari, è possibile stimare il rischio che avvenga la mutazione e dunque si sviluppi una forma tumorale.

Fonte:

http://www.sciencemag.org/content/347/6217/78

 

2 commenti
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