Jack e il fagiolo magico di J. Jacobs

 

C’era una volta una povera vedova che viveva, in una casetta di pietra, con l’unico figlio di nome Jack. I due possedevano solo una mucca, Bianca, che dava loro, ogni giorno, il latte da vendere per vivere, seppure miseramente.

La mucca invecchiava e, improvvisamente, una mattina, Bianca smise di fare latte.

La vedova, allora, l’affidò al figlio perché la portasse al mercato, dove avrebbe potuto rivenderla.

Lungo la strada, Jack s’imbatté in un viandante, che propose al giovane di barattare la sua mucca in cambio di cinque fagioli magici.

Se tu li pianti durante la notte, al mattino ti ritroveresti con una pianta tanto alta da arrivare a toccare il cielo” disse l’uomo.“Davvero? Non mi stai prendendo in giro?” replicò il ragazzo.“Certo che no, perché dovrei mentirti? Prova tu stesso e, se ti dico una bugia, riavrai la tua mucca!”. “Sta bene!” concluse Jack che, così dicendo, cedette Bianca al vecchio, in cambio dei fagioli magici.

Una volta a casa, la madre si mise le mani fra i capelli e, per la rabbia e per lo sconforto, afferrò i cinque fagioli e li fece volare fuori dalla finestra, dopo aver mandato a letto senza cena il figlio.

L’indomani, quando si svegliò, vide che, nel punto in cui erano stati gettati i fagioli, era spuntata una pianta di fagiolo gigantesca, alta fino a toccare il cielo, di cui non se ne vedeva la cima. Incuriosito, vi si arrampicò e, quando giunse sopra le nuvole, vide un castello.

Quando vi entrò, dopo aver bussato, fu accolto dal vocione della padrona di casa, che era un’orchessa. Suo marito, l’orco, era violento mentre lei era dolce e provò subito simpatia per Jack, così disse al ragazzo: “Scappa via di qui! Mio marito, se scopre che tu sei salito fin quassù, cercherà di prenderti: il suo piatto preferito sono proprio i ragazzini arrosto!”. Così, dopo avergli dato una porzione di pane e una tazza di latte, quando l’orco rientrò, per evitare la sua ira, la donna fece nascondere Jack nel forno.

Il ragazzo si nascose appena in tempo nel forno, quando la casa cominciò a tremare dal rumore dei passi dell’orco. “Ucci ucci, sento odor di cristianucci!” disse, entrando. “Cosa dici, caro?” chiese la moglie “Quello che senti, forse, è l’odore dei resti di quel ragazzino che ti sei gustato, ieri sera, a cena!”.

L’orco, intanto, si sedette a tavola e cominciò a contare le monete d’oro che erano contenute in alcuni sacchetti e, mentre contava, si addormentò. Jack, anche se pieno di paura, uscì dal forno, prese uno di quei sacchetti colmi di monete d’oro e scappò via.

Tornato a casa, raccontò tutto alla mamma e per un po’ vissero dell’oro sottratto all’orco ma, poi, anche quello finì e a Jack balenò l’idea di ritentare l’avventura.

Una mattina, si alzò presto, salì in alto in alto sul fagiolo, finché arrivò in cima e camminò fino alla casa dell’orco. Tutto si svolse come la volta precedente. Venne l’orco che, entrando, disse: “Ucci ucci” e depositò, sul tavolo, tre grossi buoi. Poi, disse alla moglie: “Moglie, portami la gallina dalle uova d’oro!”. L’omone l’accarezzò e la gallina depose un uovo tutto d’oro. Non appena l’orco prese a russare, con un balzo Jack afferrò la gallina e, tenendola ben stretta, dalla torre del castello balzò sulle nuvole e raggiunse la cima della pianta, calandosi giù.

Tornato a casa dalla sua mamma, le raccontò l’accaduto e quando la donna vide che la gallina faceva uova d’oro, esclamò: “Non saremo mai più poveri!”.

Non passò molto tempo che Jack decise di arrampicarsi, ancora, sulla magica pianta. Arrivato al castello dell’orco, vi entrò e, senza farsi vedere dall’orchessa, andò in cucina e si nascose dentro un grande paiolo. L’orco, poco dopo, arrivò e, annusando l’aria, disse a gran voce: “Ucci ucci, sento odor di cristianucci!”. La moglie, come sempre, lo rassicurò e gli servì il pranzo. Finito di mangiare, l’orco ordinò alla donna: “Portami subito la mia arpa d’oro!”. Lei corse a prenderla e l’appoggiò sul tavolo. “Arpa, suona!” comandò l’orco e l’arpa cominciò a suonare dolcemente, fino a quando il suo padrone non si addormentò.

A questo punto Jack, tremante dalla paura, saltò sul tavolo, si impadronì dell’arpa e scappò via. L’arpa iniziò a gridare ad alta voce: “Padrone! Padrone! Mi portano via!”. L’orco si svegliò. Jack cominciò a correre e correva più veloce del vento, mentre l’orco lo inseguiva. Si aggrappò al tronco della grande pianta e arrivò a terra per primo ma l’orco, arrabbiato, correva molto forte anche lui.

Lo stava raggiungendo, quando Jack urlò alla mamma: “Mamma! Mamma! Presto, passami l’accetta!”. Non appena l’ebbe in mano, Jack iniziò a colpire con forza il tronco della pianta e, dopo alcuni colpi ben assestati, riuscì a spezzarlo.

Con un grande boato, crollarono al suolo la pianta e lo stesso orco, formando una buca così profonda, che nessuno sarebbe stato più capace di risalirla.

La magica pianta di fagioli non crebbe più e, del resto, anche Jack e sua madre non ne avevano più bisogno: l’arpa suonava meravigliosamente e la gallina continuava a fare uova d’oro.

Jack e la mamma divennero così ricchi, che costruirono un grande e lussuoso palazzo, dove andarono ad abitare insieme. Nel palazzo, le porte non venivano mai chiuse: tutti potevano entrarvi e ristorarsi, soprattutto i poveri, perché Jack aveva buon cuore e non dimenticava i tempi difficili della sua povertà.

Così, Jack e la sua cara mamma non furono più poveri e vissero, per sempre, felici e contenti.

 

J. Jacobs

 

 

 

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