Ventosa e parto operativo: quando serve un aiuto

Già nel 1705, Younge descrisse un tentativo di parto vaginale usando una coppa di vetro ma è solo nel 1848 che l’inventore del forcipe di Simpson creò uno strumento a forma di campana chiamato “air tractor vacuum extractor”. Nel 1954 Malmstrom introduce la ventosa ostetrica in sala parto e nella pratica comune.

La ventosa è uno strumento costituito da una coppa appiattita del diametro da 3 a 6 cm e profondità di circa 2 cm, che viene applicata sulla testa fetale allo scopo di velocizzare l’espletamento del parto mediante trazione.

Lo scopo dell’applicazione della ventosa è quello di abbreviare la durata del periodo espulsivo per alterazioni del battito cardiaco fetale; oppure per evitare un eccessivo sforzo espulsivo da parte della partoriente in caso di cardiopatie, ipertensione, difficoltà respiratorie. La ventosa può essere utilizzata anche in caso si ipocinesia uterina e periodo espulsivo eccessivamente prolungato (parto analgesia)

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Condizioni permittenti

Il parto operativo con ventosa è possibile solamente se vi sono:

  • Dilatazione completa della cervice uterina
  • Presentazione cefalica di vertice
  • Testa fetale impegnata, progredita almeno fino al piano perineale
  • Membrane rotte
  • Assenza di sproporzione feto-pelvica (si giudica che la testa del feto possa passare attraverso il bacino materno)
  • Presenza di attività contrattile
  • Vescica vuota

 

Tecnica

La donna viene posta in posizione litotomica,oppure sul fianco. La coppetta viene inserita in vagina e collocata sulla testa fetale, in prossimità della fontanella lambdoidea. Si crea una pressione negativa creando il vuoto e facendo presa sulla testa fetale. Si effettua una trazione verso il basso in concomitanza con la contrazione uterina e la spinta materna. Tra una trazione e la successiva si valutano il battito cardiaco fetale e il posizionamento della ventosa.

Quando la testa distende il perineo è consigliato effettuare l’episiotomia.

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Rischi

PapàSe praticata con la corretta tecnica, con le giuste condizioni e indicazioni, l’applicazione di ventosa non presenta rischi particolari.  Per la madre vi è un rischio maggiore di lacerazioni vagino-perineali o a carico del collo uterino, soprattutto se la tecnica di applicazione è errata o molto precoce. Nel neonato possiamo avere la formazione di un cefalo-ematoma, ovvero un bozzo sieroso sul capo dovuto all’applicazione della ventosa che si riassorbe entro pochi giorni dalla nascita, oppure di escoriazioni lievi sul cuoio capelluto.

La percentuale di complicazioni neonatali aumenta notevolmente se il tempo di trazione supera i 15 minuti.

 

cinqueLe cinque regole di base per un uso sicuro della ventosa sono:

  1. il parto deve essere completato entro 15 minuti dall’applicazione della ventosa;
  2. la testa deve scendere ad ogni trazione;
  3. il parto deve essere espletato in tre trazioni;
  4. la ventosa non deve essere applicata più di due volte;
  5. se il parto non riesce, applicare il forcipe.

 

A cura dell’Ost. Colombo Giulia

 

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