mal di testa

Mamma, ho il mal di testa!

Il 9% dei bambini è colpito da emicrania: attenzione a non sottovalutare i sintomi. Anche saltare la colazione è un rischio. 

Quando un bambino dice di avere il mal di testa, spesso non viene preso sul serio: sarà alla ricerca di attenzioni, non vorrà andare a scuola, non sarà niente di grave, è solo stanco…

Attenzione a sottovalutare questo sintomo perché, secondo quanto dichiarato dall’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza Paidòss, il 9% degli under 12 soffrirebbe di emicrania vera e propria.

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Ciò che differenzia questa patologia da un normale “mal di testa” (cefalea) sono la ripetitività degli episodi, la localizzazione ad un solo lato della testa, la natura pulsante e la durata, che varia da 2 a 72 ore.

Inoltre, possono comparire i seguenti sintomi associati:

  • nausea;
  • vomito;
  • fotofobia (maggiore sensibilità alla luce);
  • fonofobia (sensibilità al suono);
  • aggravamento del dolore, a seguito di attività fisica.

Uno studio, coordinato dal Professor Bruno Colombo, responsabile del Centro per la cura e la diagnosi delle cefalee dell’età pediatrica ed adulta dell’Università Vita-Salute, Ospedale San Raffaele di Milano, pubblicato qualche anno fa su Headache, ha determinato un’attesa media per la diagnosi di 20 mesi, con punte di 36.

Con un po’ di attenzione da parte dei genitori e un semplice questionario per i pediatri, è possibile ridurre questo ritardo, evitando sofferenze inutili per i bimbi e spese ingenti per tutta la famiglia.

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Come riuscire a cogliere i campanelli d’allarme dell’emicrania, in tempo?

Il genitore dovrebbe iniziare a preoccuparsi innanzitutto se anche lui soffre di emicrania – sottolinea il neurologo – la familiarità, infatti, aumenta del 40% il rischio e del 70%, se a soffrirne sono entrambi i genitori”.

Osserviamo il comportamento generale del bambino: se il mal di testa lo costringe a ritirarsi dalle attività sociali, evitare gli sforzi, lo sport e i giochi, siamo probabilmente di fronte ad un caso di emicrania.

Utile, anche, tenere un “diario del mal di testa” dove segnare gli eventi, la concomitanza con l’assunzione di alcuni cibi o altre sostanze, attività e ricorrenze legate a particolari fatti.

Abbiamo recentemente visto che un incremento si è avuto perché, di fatto, si salta la colazione mattutina: si manifestano fenomeni di emicrania durante le ore scolastiche, per una semplice ipoglicemia”, segnala Colombo.

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Le 5 domande da farsi

Se si supera il limite di 4 attacchi al mese è il caso di intervenire terapeuticamente. Il pediatra, con 5 semplici domande al bambino, può confermare il sospetto:

  1. Dove senti il dolore? 
  2. Com’è il dolore? Batte o schiaccia (cefalea tensiva)?
  3. Quanto dura? (emicrania, da 1 a 72 ore; cefalea intensiva, anche una settimana)
  4. Quanto è forte?
  5. Peggiora con lo sforzo? (segno di emicrania).

Secondo i dati diffusi da Paidòss, i bambini che soffrono di emicrania sperimentano generalmente l’esordio dei sintomi fra i 7 e gli 11 anni, con almeno tre-quattro episodi al mese.

Tra i più piccoli, i maschi sono maggiormente colpiti, mentre, con la pubertà, le femmine diventano la maggioranza.

Una volta ottenuta una diagnosi certa, si possono scegliere varie alternative terapeutiche.

Dal punto di vista della terapia – spiega Colombo – stiamo ottenendo buoni risultati con sostanze come il Ginkgolide B insieme a Coenzima Q10, vitamina B12, Partenio e Magnesio, mentre in casi più gravi si possono usare gli antidolorifici a minore impatto. Ci sono, poi, dei cambiamenti di stili di vita, a cominciare dall’eliminazione di alcuni cibi, che possono aiutare. L’importante è non affidarsi al fai da te”.

Per quanto riguarda la medicina alternativa o complementare, secondo un altro studio del Professor Colombo, pubblicato un anno fa su Neurological Sciences, queste sono state usate dall’80% dei piccoli pazienti. Gli esperti avvertono: è fondamentale discuterne l’uso con il medico curante, perché questo tipo di rimedi può avere delle interazioni pericolose con i farmaci tradizionali.

Fonte: 

Optima Salute, n. 239 (ANNO XXIV, Ottobre 2015)

A cura di

Chiara Baldetti

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