flora batterica

La competizione positiva della flora batterica “buona”

La salute e la stabilità della flora intestinale, essenziale per l’efficienza del sistema immunitario, dipendono da una forte concorrenza fra i ceppi batterici “buoni”. La loro collaborazione destabilizza, invece, il microbioma, con esiti negativi sulla salute.

l complesso della flora batterica, o microbioma, che ospitiamo dentro e su di noi, è stabile e in buona salute – e noi con lui – solo se i ceppi di batteri “buoni” sono in competizione fra loro mentre, se collaborano, il loro ecosistema si destabilizza, cambia e può lasciare spazio a ceppi batterici che tanto buoni non sono.

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E’ questa la conclusione di uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Oxford, che firmano un articolo, pubblicato su “Science”, in cui analizzano le dinamiche di queste popolazioni di batteri, in particolare di quelle intestinali.

L’intestino umano contiene centinaia di batteri differenti, che salgono a migliaia, se si considerano anche i diversi ceppi in cui sono suddivisi ma, nonostante questo, il microbioma di ogni persona tende a rimanere stabile per periodi di tempo molto lunghi.

I meccanismi alla base di questa stabilità erano ignoti e, in genere, si ipotizzava che fosse legata a una sorta di collaborazione fra i diversi ceppi, ma Katharine Z. Coyte e colleghi ora hanno scoperto che non è affatto così: “Invece di cooperare come le piante e le api, pensiamo che i batteri intestinali si comportino come gli alberi in competizione, in una fitta giungla”, dice Kevin Foster, coautore dello studio.

Lo sviluppo di una forte cooperazione fra più specie batteriche si traduce, invece, in una dipendenza delle une dalle altre ed è sufficiente che una di esse subisca un tracollo, per trascinare con sé quelle con cui coopera, in un circolo vizioso che destabilizza tutto il microbioma.

Considerata l’abbondanza di tipi di batteri – buoni e cattivi – presenti nell’intestino, e le oscillazioni demografiche, che interessano le loro popolazioni, eventi di questo tipo non sarebbero affatto improbabili. Una serrata competizione, invece, permette di limitare i danni dovuti alle difficoltà in cui può incorrere un ceppo o una specie batterica.

Un interessante contributo alla comprensione delle dinamiche fra le popolazioni batteriche intestinali viene, poi, da un altro studio – pubblicato sempre su “Science” – in cui alcuni ricercatori dell’Università della California, a Irvine, hanno studiato la particolare forma di collaborazione fra microrganismi, che è il trasferimento orizzontale di geni. Grazie alle loro analisi, hanno scoperto che la possibilità di questo trasferimento è condizionata dalla storia filogenetica dei diversi tipi di batteri. Per esempio, i tratti della resistenza al pH e alla salinità possono essere condivisi fra un ampio spettro di batteri di tipo differente, mentre altri, come la capacità di sfruttare specifici substrati per crescere, sono condivisibili solo fra batteri appartenenti a “stirpi” più strettamente imparentate.

Lo studio dei microbiomi, umani e non, si sta imponendo come uno dei settori più dinamici della microbiologia, di rilevante interesse sia per l’ambiente sia per la salute umana.

Sempre sullo stesso numero di “Science”, per esempio, due distinti studi, uno a prima firma Marie Vétizou, dell‘Institut de Cancérologie Gustave Roussy Cancer Campus, a Villejuif, in Francia, e l’altro a prima firma Ayelet Sivan, dell’Università di Chicago, segnalano che esperimenti sul modello animale indicano che la migliore o peggiore risposta alla immunoterapia oncologica sembra dipendere, in maniera significativa, dalla specifica composizione della flora batterica intestinale dei pazienti e dalle sue interazioni con i linfociti T.

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Fonte:

Le Scienze

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