Celiachia

Donne e celiachia

Per affrontare le incognite di una malattia, molto femminile, è nato Progetto Donna, guida per sensibilizzare le donne a rischio. I consigli dell’Associazione italiana celiachia.

Soffrono di anemia, hanno avuto problemi a diventare mamme, sono giovani ma hanno già qualche problema di osteoporosi o sono entrate in menopausa troppo presto”.

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E’ questo l’identikit stilato dall’Aic, l’Associazione italiana celiachia, delle donne che potrebbero soffrire di questa malattia ma, che, ancora, non lo sanno.

Stando alle stime, riportate nell’ultima Relazione sulla Celiachia, presentata al Parlamento dal Ministero della Salute, le italiane che ne soffrono sono il doppio degli uomini, circa 400.000 pazienti che, però, nel 70% dei casi ancora ignorano di non tollerare il glutine.

Nel nostro Paese, infatti, sono 115.000 le donne che hanno ricevuto la diagnosi e tutte le altre, oltre 280.000, sono esposte alle complicanze della celiachia, come osteoporosi o menopausa precoce, anemia, problemi di fertilità.

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“Due celiaci su tre sono donne: c’è, quindi, una predilezione nel genere femminile”, spiega Marco Silano, Primo ricercatore e direttore del reparto di alimentazione, nutrizione e salute dell’Istituto Superiore di sanità, coordinatore del board scientifico di Aic.

Una tendenza che ha dato vita al Progetto Donna, una guida nata con l’obiettivo di sensibilizzare il mondo femminile a rischio, soprattutto le donne anemiche, con osteoporosi precoce e/o infertilità.

“La sterilità, l’endometriosi, un menarca tardivo o una menopausa precoce, le alterazioni del ciclo e l’amenorrea – sottolinea Silano – sono tutti disturbi frequenti nelle donne celiache non diagnosticate, così come l’anemia da carenza di ferro, che si manifesta alla diagnosi di circa una celiaca su due. Una celiachia non riconosciuta, inoltre, aumenta il rischio di problemi in gravidanza, come aborti ripetuti, ritardo di crescita intrauterino, prematurità, basso peso alla nascita, taglio cesareo. In presenza di queste condizioni, è opportuno sottoporsi alle indagini cliniche, necessarie per verificare che non si soffra di celiachia, evitando sia l’autodiagnosi sia di intraprendere una dieta gluten-free, senza la certezza della diagnosi”.

Con la rimodulazione del regime alimentare, quali risultati si possono ottenere?

Una dieta senza glutine, permanente e rigorosa, è efficace, nella quasi totalità dei casi, a determinare la remissione dei sintomi.

Mangiare senza glutine è l’ultima tendenza in fatto di diete. Cosa comporta eliminarlo dalla tavola, senza essere celiaci?

Il glutine fa male solo a chi è celiaco. Chi non lo è, non ha nessun motivo per eliminarlo dai pasti. La dieta senza glutine potrebbe far ingrassare, perché contiene mais e patate, ricche di calorie e con alto indice glicemico. Può essere addirittura pericolosa seguirla, perché, qualora se ne soffrisse, può celare i veri sintomi e predisporre il soggetto alle complicanze della celiachia.

Nel caso si sospettasse di essere celiaci, cosa occorre fare?

Prima di tutto, andare dal proprio medico, dicendo che si pensa di esserlo, magari perché si ha anemia, ci si sente sempre stanca, ecc. Il medico prescriverà delle analisi del sangue specifiche. Se l’esito è positivo, la donna viene inviata ai centri di riferimento regionali, per fare ulteriori approfondimenti.

Una guida alla ricerca della celiachia nascosta

Progetto Donna dell’Aic nasce con l’obiettivo di far emergere l’iceberg di pazienti che non tollerano il glutine, perché, una volta avuta una diagnosi certa, i benefici sono quasi immediati: una dieta senza glutine basta quasi sempre a determinare la recessione di tutti i sintomi e permette alla donna di tornare ad una vita riproduttiva, familiare, sociale e lavorativa, normale.

Una guida che, inoltre, offre consigli, anche, per chi scopre di essere celiaca, affrontando la donazione del sangue da cordone ombelicale e come gestire il divezzamento (o svezzamento) del proprio bambino, a rischio di celiachia.

Nella guida sono descritte tutte quelle condizioni per cui, una donna, dovrebbe sospettare di essere celiaca e rivolgersi al proprio medico curante, per effettuare gli accertamenti necessari.

La diagnosi della celiachia deve essere posta dal medico, ma la consapevolezza dei propri disturbi e una corretta descrizione di questi possono permettere una diagnosi più rapida e precisa.

Fertilità

La sterilità senza altra causa, l’endometriosi, lo sviluppo di menarca tardivo e/odi menopausa precoce, l’amenorrea e le alterazioni del ciclo mestruale sono condizioni frequenti nelle donne celiache non diagnosticate.

In presenza di una o più di queste patologie, è opportuno sottoporsi ai test diagnostici e, in caso positivo, iniziare al più presto la dieta senza glutine: le condizioni cliniche miglioreranno, come verrà ristabilita la normale vita riproduttiva.

Per sapere tutto sulla Procreazione Medicalmente Assistita, leggi il nostro articolo!  

Gravidanza

La celiachia non diagnosticata può indurre molte problematiche durante la gravidanza. Alcuni studi riportano la prevalenza di aborti ripetuti, ritardo di crescita intra-uterina, basso peso alla nascita, prematurità e taglio cesareo è più alta in donne celiache non trattate rispetto a donne non celiache e a donne celiache, in rigoroso trattamento dietetico. Il rischio di queste complicanze si riduce quando viene intrapresa una dieta senza glutine. Gli anticorpi anti-transglutaminasi, che si producono nella donna celiaca, attaccano la superficie di alcune cellule della placenta, attivando la risposta immunitaria tra mamma e feto. Il malassorbimento di ferro, inoltre, è causa di una severa anemia in gravidanza, quando le richieste di ferro raddoppiano. L’anemia causa ritardo nella crescita del feto. Infine, la donna non trattata va incontro a malassorbimento intestinale di acido folico, vitamina il cui apporto è fondamentale per prevenire lo sviluppo di difetti del sistema nervoso del nascituro. E’ buona norma effettuare i test sierologici di screening della celiachia, in tutte le donne che iniziano una gravidanza, per la protezione della coppia mamma-feto.

Alimentazione e gravidanza: cosa mangiare? –> Leggi l’approfondimento!

Anemia

Circa un caso su due di celiachia non trattata si presenta con anemia, solitamente da carenza di ferro (nota come anemia sideropenica), dovuta a due fattori:

  1. malassorbimento intestinale;
  2. infiammazione cronica, che determina la produzione di citochine che, a loro volta, impediscono la mobilizzazione del ferro dai depositi corporei;
  3. deficit di acido folico;
  4. carenza di Vitamina B12.

La donna celiaca è maggiormente a rischio di sviluppare anemia rispetto all’uomo celiaco perché soggetta a fisiologiche perdite di sangue mensili.

L’anemia si presenta con pallore cutaneo e delle mucose, debolezza muscolare e facile affaticabilità.

Osteoporosi

L’osteoporosi è una condizione caratterizzata da una diminuzione della massa minerale ossea e da alterazioni dello scheletro. Clinicamente, si manifesta con un’aumentata frequenza di fratture, per lo più spontanee. Durante la menopausa, la donna è soggetta a sviluppare osteoporosi per la variazione di livelli ormonali.

Tuttavia, l’osteoporosi è frequentemente associata alla celiachia, che si presenta con fratture spontanee anticipate e più frequenti, rispetto alla popolazione generale.

La correlazione fra osteoporosi e celiachia è dovuta, innanzitutto, al malassorbimento intestinale del calcio e Vitamina D. La produzione di citochine, dovute all’infiammazione intestinale, inoltre, provoca un aumento del riassorbimento di calcio dall’osso. Tra i vari autoanticorpi che si producono nella malattia, ve ne sono alcuni che inattivano una proteina, che serve a favorire il deposito di calcio sulle ossa.

La diagnosi di osteoporosi si effettua mediante Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC), un accertamento che permette di misurare la quantità di calcio contenuto nelle ossa. Tale misurazione viene effettuata, solitamente, a livello del femore e del rachide lombare.

La dieta senza glutine, la terapia medica e stili di vita adeguati riducono il rischio di fratture, nelle pazienti celiache, in maniera tanto più efficace, quanto più si agisce precocemente.

Mamme celiache: quando dare ai bambini alimenti con il glutine

Il divezzamento (o svezzamento) è il periodo durante il quale il passa passa, gradualmente, da un’alimentazione a base esclusivamente di latte materno, artificiale o entrambi ad una che prevede, anche, cibi solidi. Solitamente, inizia tra il quarto ed il sesto anno di vita. Il momento dell’introduzione del glutine può influenzare il futuro sviluppo della celiachia, soprattutto nei bambini a rischio familiare.

Un recente studio epidemiologico multicentrico italiano, sostenuto da Aic, ha evidenziato che introdurre il glutine a 12 mesi piuttosto che a 6, non modifica il rischio globale, pur ritardando la comparsa di celiachia; ma, potrebbe ridurre il rischio di sviluppare questa condizione, nei bambini ad alto rischio genetico.

Questo stesso studio, inoltre, ha confermato che l’allattamento al seno non protegge dallo sviluppo futuro di celiachia. Allattare al seno il più a lungo possibile è importante per molti vantaggi che, così, si offrono al proprio piccolo. Tuttavia, le mamme, che per diversi motivi non riescono a farlo, non devono pensare che la mancanza di latte materno possa essere una causa dello sviluppo di celiachia.

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Fonte:

Optima – Salute (n. 239, ANNO XXVI, Ottobre 2015)

A cura di 

Maria Mazzoli

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