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Festa della donna anche per le bimbe, tra giochi intelligenti e libri per crescere

Quale 8 marzo sarebbe se nuove generazioni di bambine abbandonassero il mito del principe azzurro per crescere con l’esempio di donne forti e indipendenti che si sono costruite da sole una carriera? Forse ci sarebbero più motivi per celebrare il ricordo delle conquiste sociali e politiche rappresentati dalla festa della donna e non sarebbe necessario ricordare le discriminazioni che esistono tuttora.

Athene Donald, professoressa di Fisica sperimentale all’Università di Cambridge, sostiene in un’intervista a The Independent che gli stereotipi di genere si costruiscano molto presto, sin dalla dimensione del gioco. E se non dipende esclusivamente da quello, quantomeno può influenzare il futuro di bambine altrimenti impegnate solo ai fornelli di cucine in miniatura o ad allattare bambolotti. Mentre i giochi per maschi, nei reparti dei negozi colorati rigorosamente di azzurro, contemplano costruzioni ed esperimenti, quasi a confermare che la scienza sia di dominio esclusivamente maschile.

lettera charlotte benjamin legoE quando i giochi sono indirizzati a entrambi i sessi, spesso le figure femminili sono sottorappresentate. Una bambina di sette anni, Charlotte Benjamin, nel 2014 scriveva una lettera alla Lego, lamentandosi del fatto che ci fossero molti più personaggi di sesso maschile rispetto a quelli femminili. E, in questa minoranza, i personaggi femminili si limitavano ad andare in spiaggia o nei negozi e spesso non avevano un lavoro, al contrario dei loro corrispettivi al maschile, impegnati in avventure come il bagno con gli squali e in lavori entusiasmanti. Charlotte chiedeva quindi che le donne-lego si divertissero e fossero anche loro protagoniste di avventure elettrizzanti. In un certo senso, la richiesta di Charlotte è stata ascoltata. Lego ha fatto uscire nuove figure femminili come la chirurga, la paleontologa, la chimica e l’astronoma ed è prevista per la fine del 2017 l’uscita di un intero set per celebrare cinque scienziate della Nasa. Una delle nuove figure è la matematica Katherine Johnson, protagonista del film Il diritto di contare, in uscita proprio l’8 marzo.

Lego a parte, ci sono diversi progetti di giocattoli che si ripropongono di offrire alle bambine le stesse possibilità di gioco che sono concesse ai maschi dove in prima linea ci siano intelligenza e creatività. Con Roominate, ideato da due giovani ingegnere laureate al MIT di Boston e a Stanford, le bambine diventano costruttrici di interi edifici grazie a piccoli moduli in plastica a incastro ai quali si possono annettere circuiti elettrici. Cuntala, di Barbara Imbergamo, è invece un gioco di carte dove non ci sono principi o principesse, ma bambine e bambini che svolgono i mestieri più disparati: esploratori ed esploratrici, sindaci e sindache, un’astronauta e un ostetrico, oltre a un insieme di oggetti che aiutano a decostruire ruoli rigidi e convenzionali. Goldie Blox, di Debbie Sterling, coniuga storytelling e costruzioni: sono libri che guidano alla realizzazione di macchine necessarie a risolvere problemi che incontrano le protagoniste delle storie e mirano ad avvicinare le bambine all’ingegneria sin da piccole.

Non si stanno muovendo in questa direzione solo start-up di giocattoli per bambini, ma anche case di produzione, case editrici, istituzioni. Nell’universo Disney-Pixar le principesse non sono più addormentate, annoiate o alla ricerca del principe azzurro. Le nuove fanciulle sono donne coraggiose e intraprendenti. A partire da Merida, protagonista di Ribelle – The Brave, la prima principessa a non essere interessata né all’amore né al principe azzurro fino alle più recenti agente Hopps di Zootropolis, un’intrepida coniglietta che riesce a coronare il suo sogno di diventare agente di polizia, e Vaiana di Oceania, che parte da sola per porre fine alla maledizione che ha impedito al suo popolo di viaggiare per mare per lungo tempo.

Anche i manuali scolastici, i romanzi e le fiabe mostrano una sostanziale inferiorità numerica delle figure femminili. In alcuni casi la risposta è arrivata dalle istituzioni. Nel 2010, il governo spagnolo di José Zapatero aveva promosso una campagna contro le favole tradizionali, proponendo una nuova eroina, Alba Aurora, protagonista di La principessa differente. Gli ingredienti della fiaba ci sono tutti: principe, principessa, mago, orco, avventura. Alba Aurora però ama lo sport, la montagna e il campeggio e rifiuta l’aiuto del principe che si propone di salvarla da maghi e orchi e dichiara che sarebbe in grado di cavarsela da sola. Il finale è lieto, ma c’è il trionfo dell’amicizia e non dell’amore: Alba Aurora fa salire il principe su una moto guidata da lei e visitano la Muraglia Cinese, diventando grandi amici.

Figure femminili intelligenti e coraggiose non devono essere solo le protagoniste di un mondo immaginario, ma possono essere donne in carne e ossa, che hanno realizzato cose importanti, nel passato o nel presente, rappresentando un modello positivo per bambine e i bambini. Questa l’idea alla base del libro Storie della buonanotte per bambine ribelli, di Elena Favilli e Francesca Cavallo, uscito in Italia lo scorso 28 febbraio, che propone una visione diversa della femminilità. Il testo raccoglie cento storie di donne straordinarie. Astronaute, pittrici, scrittrici, musiciste, atlete, regine, piratesse, scienziate. Dalla scienziata Rita Levi Montalcini alla pittrice Frida Kahlo. E poi la tennista Serena Williams, la regina Elisabetta I d’Inghilterra, la ex first lady statunitense Michelle Obama, la piratessa Jacquotte Delahaye, la scrittrice Virginia Woolf, la filosofa Ipazia. Tutte donne che hanno lasciato un segno e offrono nuove narrazioni dell’essere donna a bambini e bambine ancora in età da favole della buonanotte.

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