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Mamme e lavoratrici: con il coworking è più semplice

La foto dell’artista newyorkese Hein Koh che allatta i due figli gemelli mentre lavora al computer è diventata virale nel settembre 2016, suscitando le reazioni più disparate nel mondo della rete. C’è stato chi ha criticato, chi ha apprezzato il multitasking e chi si è stupito di fronte a cosa una donna sia costretta a fare per conciliare tutto.

Un tema dibattuto anche in Italia, dove maternità non equivale più a esclusione dal mondo del lavoro. Una buona notizia per le mamme, in particolare per tutte quelle che svolgono una libera professione e che faticano a conciliare un lavoro che non si può fermare alla gestione dei figli piccoli. Per le libere professioniste essere una mamma lavoratrice è più complicato che per una donna con un lavoro dipendente. Il congedo parentale e la maternità (solo parzialmente) retribuita sono concetti difficilmente applicabili quando non c’è nessuno che possa sostituirti al lavoro e i clienti non sono disposti ad aspettare cinque mesi. Con la conseguenza che spesso una mamma con la partita IVA si vede costretta a scegliere tra il lavoro e i figli, oppure a portare i figli al lavoro o il lavoro a casa.

Dal settembre del 2014  sono nate alcune iniziative di coworking con annesso un apposito spazio per bambini, pensate per permettere ai genitori di lavorare accanto ai figli. Una forma di welfare che viene non dal pubblico ma dal settore privato. Le neo-mamme possono riprendere a lavorare subito dopo il parto e possono lavorare mentre i figli sono nella stanza accanto con educatrici professioniste. In questo modo può essere data continuità al lavoro, senza rinunciare alle pause per l’allattamento, e si moltiplicano anzi le occasioni per costruire una nuova rete di contatti, senza dover affrontare un periodo di solitudine lavorando da casa. Inoltre per i bambini più grandi sono a disposizione numerose attività ricreative, spesso anche più stimolanti di quelle proposte negli asili. E le mamme possono dimenticarsi delle telefonate per incastrare gli orari dell’asilo, dei nonni e della baby sitter.

Il primo spazio coworking al femminile è stato L’Alveare di Roma, nato nel 2014 da un’idea dell’associazione di volontariato Città delle mamme nel quartiere romano di Centocelle. Offre 200mq di spazio per le mamme, ma anche per i papà, insieme ai loro bambini tra i 4 e i 36 mesi che passano il tempo nello spazio baby. A Roma si trovano anche I love Mum. Mentre a Milano sono nati Piano C e Qf – Quoziente famiglia.

E le tariffe sono competitive: tenendo conto che il costo medio di un asilo nido supera i 300 euro al mese, il costo mensile per accedere a uno spazio di coworking, comprensivo di scrivania, sala riunioni, connessione a internet e cobaby, può variare dai 400 euro mensili per circa cinque ore giornaliere a 620 euro per l’intera giornata. L’ultimo passo sarà riuscire ad abbattere questi costi e rendere così accessibili questi spazi a chiunque.

Qui un elenco di altri spazi di coworking divisi per città:

BariComama

BolzanoStudio Comune

FirenzeCo-Stanza

MateraCasa Netural

MestreLab Altobello

TriesteLaby

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