Preadolescenza e primi conflitti con i genitori

LA PSICOTERAPEUTA RISPONDE

Rubrica mensile a cura della dott.ssa Giuditta Pieti che ogni mese tratterà un tema di interesse specifico.

Per approfondire o chiedere un parere via mail: giuditta.pieti@gmail.com oppure studiOrienta

 

Per aprire la nuova rubrica mensile su temi legati allo sviluppo psicologico e sociale del bambino, dall’infanzia all’adolescenza,  ho scelto di iniziare con l’interrogarci insieme sulle tematiche della preadolescenza che, più di altri argomenti, richiama nei genitori vissuti ed esperienze non così remote nel tempo e che ritornano a galla, proprio perché i figli le propongono con insistenza.

NÉ CARNE NÉ PESCE

Tempi difficili oggi per i genitori di figli in età preadolescenziale.

Se in senso cronologico la preadolescenza indica il periodo della pubertà, in senso lato sta a indicare tratti psichici di incertezza, ansia per il futuro, irruzione di pulsioni sconosciute, bisogno di rassicurazione e contemporaneamente di libertà.

E l’inizio della pubertà avviene sempre prima, anticipando i segnali di un’età di ribellioni furibonde e iniziative entusiastiche alternate a dipendenza e rifiuto. Il percorso verso il mondo adulto è marcato sia dal “biologico” di un corpo che cambia sia dal “sociale” in un mondo in continua evoluzione.

Tra storie di bullismo e influenza dei media, condite da ricette che spingono fasce sempre più giovani a “consumare” identità diverse, il preadolescente è facile preda di condizionamenti: modo di vestirsi, divertimenti, alimentazione, stili di vita, social network. C’è chi, in questa fascia di età,  si spinge fino all’anoressia in un pericoloso braccio di ferro per il controllo della crescita di un corpo adulto.

Paure e desideri amplificati rendono complicato costruire la mappa di una terra di mezzo dove è sempre più facile entrare e sempre più difficile uscire, in una sorta di preadolescenza prolungata.

La “glocalizzazione”, che definisce un mondo a portata di mano sul web, condiziona un pubblico sempre più giovane, in cui MEDIA, MODA e MUSICA la fanno da padrone in un gap generazionale accelerato, che contribuisce a confondere rischi e confini, all’insegna dell’incertezza tra esibizionismo e sottomissioni passive.

L’accondiscendenza di genitori disillusi e di insegnanti demotivati non aiuta i più giovani, che adottano, a contromisura, le più svariate strategie: malattie, insuccesso scolastico, devianze.

La sfida allo sviluppo e alla crescita sfuma nella mancanza di norme di comportamento in cui identificarsi o a cui contrapporsi nella relazione con gli adulti, a casa e a scuola.

Se c’è un’autorità disarmata di fronte ai giovanissimi, in cerca di una risposta alla domanda: “Chi mi autorizza a crescere?” dove ci si può rifugiare per farsi coraggio o dimenticare i problemi?

Il disagio sul piano dello sviluppo fisico, dello sviluppo sessuale e dello sviluppo intellettuale richiede l’adozione di misure adeguate sia per garantire l’intervento del ruolo parentale nei momenti di crisi, sia per consentire quelle prove di autonomia, fondamentali per uno sviluppo effettivo e affettivo.

Se la genitorialità è funzione complessa, oggigiorno più che mai i genitori dei giovanissimi possono vivere una crisi del proprio ruolo con sentimenti di inadeguatezza e senso di solitudine, circa le decisioni da prendere coi propri figli per sostenerne la crescita e i cambiamenti: del corpo, del modo di comunicare e di socializzare.

Il riconoscimento e l’elaborazione delle emozioni suscitate dal conflitto quotidiano in famiglia diventa risorsa preziosa per gestire i contrasti: terreno sorgivo sul quale far ri-nascere una relazione autentica coi figli, nel segno di un reciproco ben-essere.

 

di Giuditta Pieti

Psicoterapeuta individuale e di gruppo

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.