Sonni con-divisi: i vantaggi del co-sleeping

Il co-sleeping,  la pratica di far dormire il neonato con i genitori oppure in una culla molto vicino al lettone, resta un argomento discusso e suscettibile dell’andamento altalenante delle varie mode in campo educativo.

Abitudine giudicata negativamente fino a qualche tempo fa e quasi tabù, la condivisione dello spazio dedicato al sonno viene interpretata come un segno di debolezza di genitori iperprotettivi che impediscono il distacco e limitano un percorso di crescita in autonomia del bebè. Convinzioni che sono il riflesso di una società che lascia più spazio alla dimensione individuale piuttosto che alla costruzione di reti comunitarie dove spesso ci si dimentica che adulti autonomi sono passati da un’infanzia di condivisione, accudimento e dipendenza. I neonati hanno infatti bisogno di protezione e di contatto e la simbiosi con i genitori diventa ancora più indispensabile nel momento delicato del sonno, quando ci sia abbandona completamente e si ha più bisogno di rassicurazioni. Il co-sleeping in fondo è una pratica che è stata parte della nostra cultura per lungo tempo, che ancora oggi è praticata in maniera istintiva e naturale da altre culture e dagli animali con i loro cuccioli.

Impedire forzatamente al neonato di dormire con i genitori non si tratta di una scelta educativa a favore del bambino, bensì risponde a esigenze, seppur anche queste legittime, di genitori che cercano momenti di privacy o seguono un determinato modello educativo. Secondo alcuni studiosi pratiche di addormentamento impositive, che non seguono le naturali esigenze del bambino, possono essere dannose e possono portare a svariate conseguenze nel lungo periodo, come disturbi d’ansia e d’insonnia e irritabilità.

I sostenitori della “nanna nel lettone” non mancano nemmeno tra gli esperti più autorevoli. Margot Sunderland, direttrice del Centre for Child Mental Health di Londra, sostiene che il sonno condiviso aiuti i bambini a diventare adulti calmi, sani e poco stressati.  Nel suo libro, che si basa su diversi studi scientifici, Sunderland rileva che la separazione dai genitori nel momento del sonno prima dei cinque anni possa portare a un aumento del cortisolo, l’ormone che regola lo stress e che dormire nello stesso letto non causi problemi personali e relazionali nella fase di crescita del bambino.

In ogni caso, dormire insieme non è un obbligo. I genitori devono limitarsi ad assecondare le esigenze dei propri bebè che fortunatamente sono personali e variabili da bambino a bambino e non seguono dati e statistiche.

 

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