Giornata Mondiale contro la Tubercolosi 2018

La tubercolosi (TBC) o tisi, è una malattia infettiva, quindi, anche contagiosa, che viene sviluppata a seguito dell’attacco da parte di alcuni microbatteri all’organismo, in particolare, dal ceppo Mycobacterium Tuberculosis chiamato anche Bacillo di Koch (dal nome del medico che iniziò a studiarne le specificità).
In passato, come per molte altre malattie, veniva categorizzata come una malattia fortemente invalidante che, se non curata in tempo, avrebbe portato la morte. Oggi invece la patologia risulta non essere più categorizzata come mortale, e i casi di decesso sono nettamente ridotti.

La tubercolosi attacca principalmente i polmoni, ma può inoltre intaccare altre parti del nostro corpo. Si ipotizza che il contagio avvenga principalmente per via aerea, correlando principalmente con la sintomatica tosse cronica che affligge il malato. La malattia è tuttora causa di morte specialmente nelle aree del Terzo Mondo, dove i mezzi e le risorse non permettono un’efficiente cura, a favore di un contagio maggiormente diffuso. La malattia a carattere cronico, soprattutto in questi paesi, può peraltro risultare difficilmente individuabile.

I sintomi:
– Tosse cronica
– Emottisi: emissione di sangue dalle vie respiratorie, attraverso la tosse.
– Febbre
– Perdita di peso
– Sudorazione notturna
– Brividi
– Pallore

La tubercolosi nei bambini 
Inizialmente, nei bambini, la tubercolosi polmonare non svela alcun sintomo, neanche attraverso esami generici come la radiografia al torace.
Uno dei metodi che, nella maggior parte dei casi, viene utilizzato per venire a conoscenza se il bambino è affetto da questa malattia è il metodo chiamato “tubercolinoreazione”. Si tratta di un’iniezione indolore (senza rischi), sottopelle (nel braccio) di tubercolina. Dopo circa 48-72 ore dall’iniezione, si verificherà sul braccio la possibile reazione cutanea; la presenza della patologia verrà poi corroborata dalle analisi del sangue.
Nel bambino, se l’infezione fosse primaria, potrebbe risolversi da sola. Questo perché, i bambini, sviluppano il loro adeguato sistema immunitario intorno alle sei o dieci settimane. Può succedere, però, che questo non avvenga e l’infezione si distenda ai polmoni, o altri organi, portando dei sintomi evidenti quali:

-perdita di peso
-febbre
-perdita di peso
-stanchezza
-mancanza di appetito
-tosse

Se il bambino risulta positivo al test ma l’infezione non si è ancora attivata, potrebbe continuare a vivere la sua routine, andando a scuola, in quanto non risulterebbe contagioso per gli altri.

Quando chiamare il medico? 
Se il bambino o l’adulto tendono ad avere:

– febbre continua
– tosse costante che non migliora neanche dopo i farmaci relativi
– sono stati a contatto con una persona che ha o pensate potesse avere la malattia.

Come abbiamo già accennato prima, non tutti i soggetti che sono stati infettati dal virus si ammalano. Potrebbero avere un’infezione latente (dove non si hanno sintomi apparenti) o una malattia tubercolare. I batteri diventano inattivi, nella modalità latente, ma rimangono comunque all’interno del sistema del soggetto e possono attivarsi in un secondo momento, se  l’ambiente risulta essere favorevole.
Senza alcun trattamento, quindi la stessa infezione latente potrebbe progredire in un livello avanzato.

Cura:
Il ricovero in ospedale viene solitamente consigliato nel caso in cui il paziente fosse affetto da altre malattie infettive come l’HIV o avesse delle particolari reazioni allergiche ai farmaci.
Nella gran parte dei casi i bambini hanno possibilità di essere curati in casa attraverso l’assunzione di farmaci per via orale. Per debellare il virus, la cura potrebbe necessitare dai 6 ai 24 mesi di tempo.

Prevenzione:
Ovviamente, la malattia si può prevenire evitando il contatto diretto con le persone affette. È consigliabile, in generale, mantenere una corretta igiene.
L’attuale ricerca sta cercando di sviluppare un vaccino al fine di immunizzare i bambini ed evitare contagi futuri

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