Il ruolo dei genitori nello sviluppo intellettivo del bambino: strategie per stimolarlo

Lo sviluppo intellettivo dei bambini li accompagna fin da piccolissimi e, in particolare, è soprattutto nel corso dei primi due anni che il cervello tende a svilupparsi rapidamente. In questa fase, infatti, i bimbi comprendono e imparano a rapportarsi con il mondo esterno, prima con i genitori, poi con gli altri e cominciano, lentamente, anche a gestire il piano delle emozioni. E sono proprio i primi 24 mesi di vita a condizionare l’intero futuro del bambino, la maniera in cui si approccerà al mondo esterno, le sue paure, le sue emozioni più profonde. Da qui capiamo bene come il legame dei genitori nello sviluppo intellettivo sia davvero fondamentale. Ma cerchiamo di capire meglio in cosa consiste questo sviluppo e come, da genitori, possiamo stimolarlo meglio.

Lo sviluppo intellettivo nei bambini, di cosa parliamo 

Lo sviluppo intellettivo nel nostro bambino è, per capirci in modo semplice e diretto, un vero percorso naturale attraverso la scoperta di sé e dell’altro durante la crescita. Ci sono, ovviamente, diverse fasi a seconda dell’età del piccolo. Nei primi mesi scoprirà gli stimoli esterni, comincerà ad avere percezione di noi genitori, mano a mano controllerà i suoi piccoli movimenti e le sue reazioni. E in questa strada noi mamme e anche i papà abbiamo un ruolo davvero essenziale, perché è innanzitutto da noi che lui riceverà i suoi primi stimoli dal mondo esterno. Lo stesso sviluppo intellettivo si compone di diversi fattori, in primis dell’intelligenza senso-motoria che è la prima a prendere forma nel nostro bimbo attraverso i gesti, suoi e nostri, delle piccole reazioni e i primi suoni. Quindi c’è anche l’apertura verso il mondo esterno, che in genere si presenta prima come un rifiuto e una paura, come quella di andare all’asilo ad esempio, per poi trasformarsi nella capacità di nostro figlio di essere sempre più autonomo. Poi, naturalmente, c’è la componente della fantasia, della creatività e delle emozioni che, soprattutto a partire da un anno, riempiono la vita del nostro piccolo. E in questa fase il gioco è la dimensione più importante, ogni insegnamento, ogni regola, ogni istruzione dovrebbe passare attraverso un momento ludico. Infine, arriva il passaggio alla parola, che consente al nostro bimbo di cominciare a costruire e comunicare il proprio mondo da persona unica e autonoma. È adesso che comincia a scrivere la sua storia personale.

Come stimolare lo sviluppo intellettivo 

Finora abbiamo cercato di capire in cosa consiste lo sviluppo intellettivo di nostro figlio, ora tocca a noi. È bene, infatti, sapere come riuscire a stimolarlo e a creare le condizioni ideali affinché il nostro bimbo possa crescere in modo sano e sereno. Sicuramente è questione di chimica e di natura, chi di noi non ama incondizionatamente il nostro bimbo? Eppure, per riuscire a stimolare concretamente e in modo positivo la sua crescita cognitiva ci sono dei modi che vanno oltre la naturale empatia madre/figlio. È importante, fin dai primissimi mesi della sua vita, instaurare un legame faccia a faccia tra noi e lui. Le nostre reazioni, i nostri occhi, il nostro amore, le nostre mani, rappresentano la prima porzione di mondo che il piccolo conoscerà e di cui vorrà fidarsi. È bene non deluderlo. Oltre alle espressioni facciali, gli psicologi consigliano anche di marcare le sue azioni. Se ad esempio fa il ruttino subito o ci sorride o smette di piangere, un nostro apprezzamento lo farà sentire protetto. Un altro modo è l’immedesimazione, fondamentale per provare a comprendere come nostro figlio si senta. È chiaro che da adulti spesso non riusciamo a vedere esattamente le cose con gli occhi di un bambino, non capiamo certe paure, certi lamenti, certe debolezze, ma vale la pena cambiare il nostro punto di vista e immedesimarci nei suoi panni non per assecondarlo, ma per trovare la giusta chiave della comunicazione empatica, sostenendo così un corretto sviluppo intellettivo del piccolo. È importante anche trasmettere a nostro figlio la capacità di controllarsi, rendendolo capace di gestire le emozioni negative. Anche in questo caso la ricetta migliore è quella che usa sia la rassicurazione che la comprensione nell’ottica di un bimbo. Ancora, un altro consiglio è di rispondere in modo pronto e veloce alle richieste intellettive di nostri figlio. Che si tratti di uno dei suoi mille “perché” o di una richiesta di aiuto o di un gioco, cerchiamo sempre di non liquidare il suo richiamo e, al contrario, di prestargli l’attenzione che merita, anche solo per spiegargli che non è il momento e che presto saremo da lui. Essergli da sostegno, anche nel gioco, magari partecipando in prima persona, è fondamentale per diventare suo complice e dargli la convinzione giusta per crescere. Un altro esempio pratico, quando nostro figlio comincia a parlare, è di aiutarlo ad articolare le parole nel modo giusto. Se sbaglia a pronunciare qualcosa, cerchiamo di non correggerlo, ma di limitarci a chiamare nel modo giusto l’oggetto in questione. La migliore forma di insegnamento è sempre l’esempio e l’aiuto non la correzione. Infine, ricordiamoci sempre di assecondare le sue naturali propensioni, facciamo in modo che abbia sempre dei libri da colorare, con cui giocare, da leggere, da completare, che possa esprimere la propria fantasia attraverso il gioco, o i colori, o uno sport. È importante per lui, fin da piccolissimo, sentirsi libero di seguire i propri istinti e i propri talenti e il nostro compito è di aiutarlo a comprendere le sue potenzialità e credere in lui.

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