Contrastare la denatalità, la grande sfida dell’Italia – XXV Congresso Nazionale della Società Italiana di Neonatologia (SIN)

Dal Congresso Nazionale dei neonatologi a Catania arriva il grido d’allarme e l’appello al nuovo governo: mettere il neonato al centro delle politiche economiche e sanitarie

 

Nei primi 3 mesi del 2019 in Italia sono nati 6.801 bambini in meno rispetto allo stesso periodo del 2018.

Il dato inquietante, reso noto dall’Istat nell’ultimo bollettino di statistica, preoccupa i neonatologi della SIN. Il tema sarà al centro della prima sessione plenaria del XXV Congresso Nazionale della Società Italiana di Neonatologia, in programma a Catania dal 25 al 27 settembre.

La sessione del convegno dal titolo Scenari sociali, economici e assistenziali alla luce della denatalità” si propone di fare il punto sulla situazione italiana e avanzare proposte per invertire la tendenza e sarà introdotto dai presidenti di SIN Fabio Mosca e SIP Alberto Villani e dalla giornalista scientifica Annalisa Manduca. Sono previsti, poi, gli interventi di Domenico Bodega (Preside Facoltà Economia Università Cattolica di Milano), Andrea Brandolini (Banca d’Italia), Anna Cristina D’Addio (UNESCO) Alessandro Rosina (Università Cattolica di Milano), Ketty Vaccaro (CENSIS) e Rinaldo Zanini (CPNn). Seguirà una tavola rotonda con la partecipazione di Chiara Bidoli (Direttore testate area Infanzia RCS), Martina Bruscagnin (Presidente Vivere Onlus), Giovanni Scambia (Presidente SIGO), Carmelo Spica (Presidente Opi di Catania), Maria Vicario (Presidente FNOPO) ed Elsa Viora (Presidente AOGOI).

 

“Se vogliamo sperare in un’inversione di tendenza, i neonati e i bambini devono essere al centro di ogni iniziativa politica, a livello nazionale e locale, devono essere al centro del futuro”, afferma il Presidente della Società Italiana di Neonatologia, Fabio Mosca. “Sostenere oggi i nuovi nati incentiverà le coppie ad avere bambini. I nostri neonatologi presenti in ogni punto nascita italiano, sia pubblico che privato, raccolgono ogni giorno le preoccupazioni dei genitori, che si sentono sempre meno aiutati e più soli. Le donne sono scoraggiate, perché è difficile conciliare i tempi di vita e lavoro e per questo talvolta rinunciano ad allattare e spesso ad avere un secondo figlio”.

La scelta di avere uno o più figli non dipende solo dalla condizione economica ma principalmente dal livello di benessere, cioè dalla qualità della vita; a bassi tassi di occupazione femminile corrispondono bassi tassi di fecondità. In Italia, infatti, solo il 48,9% delle donne in età fertile lavora, contro una media del 62,4% dell’Unione europea.

Come hanno affermato di recente 3 docenti di demografia dell’Università di Roma nella ricerca “Avere figli in Italia: una questione di BES”, gli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile, incidono fortemente sulla scelta di mettere su famiglia e di avere bambini. La ricerca, infatti, ha messo in luce una correlazione diretta tra i BES e la fecondità: non è un caso che le famiglie del Nord abbiano una maggiore prolificità rispetto a quelle del resto del Paese e che in particolare la provincia di Bolzano (al top per tutti i domini BES) sia anche l’unità territoriale in cui il numero medio di figli per donna è stato il più alto d’Italia.

Un trend, purtroppo, non solo italiano, ma in cui il nostro Paese registra uno tra i tassi più bassi al mondo, come evidenziato dal Pew Research Center. Attualmente il tasso di fertilità è di 2,5 figli per donna a livello mondiale, ma scenderà a 1,9 nel 2100, sotto la soglia del 2,1 che secondo i demografi consente ad una popolazione di rimanere stabile. Secondo Eurostar, senza arrivi dall’estero, l’Italia è destinata a dimezzare la sua popolazione entro 80 anni.

 

“La denatalità si contrasta anche con le misure di sostegno alla famiglia nei primi sei mesi di vita. Tra di esse è fondamentale sostenere la conciliazione dei tempi di vita e lavoro, ed in particolare sostenere i papà oltre le mamme, portando anche il loro congedo a 30 giorni come avvenuto in Francia. Oltralpe la nuova norma riguarda i neonati prematuri o ospedalizzati in modo da consentire ad entrambi i genitori la copresenza in Terapia Intensiva Neonatale. Ma la nostra idea è quella di portare il congedo parentale dagli attuali 5 giorni più uno facoltativo a 30 giorni per tutti i papà. L’obiettivo è consentire ai genitori di seguire adeguatamente i bambini nei primi sei mesi di vita”.

 

L’Italia con 1,34 figli per donna in età fertile è fanalino di coda in Europa e, secondo le ultime previsioni Eurostat, nel 2050 nasceranno appena 375 mila bambini. “Questo vuol dire che stiamo ridisegnando l’idea di famiglia: tre quinti dei nostri bambini non avrà fratelli, cugini e zii; solo genitori, nonni e bisnonni”, prosegue Mosca. “Già oggi per 161 persone di età maggiore di 64 anni, ci sono solo 100 bambini di età inferiore a 15 anni. Di questo passo”, prosegue Mosca, “il welfare diventerà insostenibile. Bisogna invertire questa tendenza, prevedendo facilitazioni per le famiglie e sostegno per le mamme, prima e dopo il parto. Bisogna riportare il neonato al centro del futuro e per farlo dobbiamo lavorare tutti insieme per sostenere le giovani coppie, i genitori e le famiglie”.

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